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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Così Renzi ha trasformato l'Italia in un "bersaglio"

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Se così stanno le cose, il vero punto debole di Renzi è che, partito per rottamare tutti e riformare tutto, si è ridotto al piccolo cabotaggio, a galleggiare su una crisi non affrontata con la necessaria determinazione e tempestività. Il suo errore non è aver concesso gli 80 euro, ma non averli inseriti in una cornice più vasta e coerente che avrebbe dato loro un senso diverso, con un impatto probabilmente più efficace sulla stessa domanda interna. Quella cornice, fuor di metafora, si chiama fisco.

È evidente che se la pressione fiscale complessiva (che è fatta di imposte sui redditi, sui consumi, sulle case, sui risparmi, sui patrimoni, sull’immondizia, sull’illuminazione stradale, sui tabacchi, sulla benzina e via via balzello dopo balzello) resta la stessa o addirittura cresce, mentre non c’è ripresa e il lavoro viene minacciato, la scelta più razionale è conservare il gruzzoletto per far fronte a tempi ancora peggiori.

Lo stesso errore Renzi l’ha compiuto sul mercato del lavoro. S’è fatto inchiodare in una discussione vecchia e per lo più oziosa sull’articolo 18, invece di rilanciare sull’assegno di disoccupazione per tutti, sulla formazione permanente, sull’Agenzia del lavoro, in altre parole sulla parte costruttiva del provvedimento. È troppo debole? Si poteva fare di più? Forse, ma non se n’è nemmeno dibattuto pubblicamente, accecati dagli odi interni alla sinistra e dal conflitto ideologico.

Certo, per fare di più sul fisco e sul mercato del lavoro c’è bisogno di risorse, mettendo mano alla spesa pubblica corrente (si tratta non solo di ridurla, ma di riqualificarla). Su questo hanno ragione i critici come Francesco Giavazzi. Anche se occorre stare attenti a non farsi del male tagliando ciò che contribuisce a sostenere la domanda interna per consumi e per investimenti.

Allora, bisogna chiedersi che fine ha fatto la spending review, dove sono nascosti i 25 dossier lasciati da Carlo Cottarelli? Era tutta carta straccia? Una collezione di desideri impossibili? O magari politicamente ingenui come l’intervento sulle pensioni medio-alte che ha segnato la fine del super commissario? Può darsi, ma non è dato saperlo, i documenti non sono pubblici, è impossibile discuterne apertamente.

Con il passare dei mesi, è apparsa tutta la debolezza di una gestione del governo a un tempo stesso egocentrica e debole. Renzi non si fida di nessuno, tanto meno del suo partito. Con quel che accade in Parlamento, come dargli torto? Però l’idea di un colpo di forza con una legge elettorale approvata alla velocità della luce non è passata. La vischiosità politica ha vinto. E il capo del governo non è stato in grado di cambiare spalla al fucile. Quanto alla politica economica, il tourbillon di amici ed esperti, ultimo dei quali il manager Andrea Guerra, non è stato d’aiuto.