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FINANZA E POLITICA/ Così Renzi ha trasformato l'Italia in un "bersaglio"

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Dietro i guai di questo autunno, dunque, non ci sono solo le tempeste geopolitiche e le meschine ritorsioni europee, ma anche lo stile di governo di Renzi che, con il passare dei mesi, è diventato determinante, tanto da trasformarsi in nuovo senso comune. Renzi non passa dalle parole ai fatti. È questo il refrain che si sente a Roma e a Milano, come a Francoforte e a Londra. L’affabulatore che non realizza. Un ciarliero vorrei, ma non posso. È un’immagine eccessiva e non del tutto veritiera. Ma l’ha creata lo stesso capo del governo con il suo comportamento.

Ogni nuovo anno si usa prendere un impegno con se stessi; ebbene il 31 dicembre, mentre stappa lo spumante, Renzi dovrebbe dire ad alta voce: adesso niente fumo, solo arrosto. Le dimissioni di Giorgio Napolitano riportano in primo piano la politica come manovra di palazzo, ma Renzi dovrebbe resistere e imporre un metodo diverso: l’accordo preventivo su una figura di garanzia, sfuggendo alla tentazione del presidente amico ed evitando la guerriglia dei grandi elettori. Per poi concentrarsi finalmente sull’economia, cioè su quel che importa oggi, prima di tutto, agli italiani.

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