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FINANZA/ Italia, il "rischio default" spaventa (ancora) i mercati

Pubblicazione:sabato 13 dicembre 2014

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

C’è sempre un riverbero di questo tipo. Le preoccupazioni sulla Grecia aumentano le tensioni su paesi che sono più indebitati come l’Italia. Di fronte al fatto che il governo italiano non fa niente di serio la situazione non fa che peggiorare. Quello di Juncker è un linguaggio anche abbastanza diplomatico per dire a Renzi che deve fare qualcosa. È solo la stampa italiana a pensare che ci sia un complotto nei nostri confronti. In realtà, l’Italia è oggetto di preoccupazione perché non è governata ma è lasciata allo sbando. Juncker semplicemente riporta questo clima perché è anche lui sotto pressione. Se salta l’Italia salta l’intero mercato globale, e per evitare che ciò avvenga a Bruxelles si pensa che sia necessario commissariare Roma.

 

Si possono affrontare contemporaneamente debito e recessione?

Certo, un governo capace sarebbe in grado di farlo. Bisognerebbe andare alle elezioni, dire la verità agli italiani e compiere un’operazione d’emergenza.

 

Con l’euro e le regole Ue un governo nazionale ha i margini per compiere questa operazione?

Certamente sì, basta che tagli la spesa. Va ridotto il numero dei dipendenti pubblici, in modo da tagliare la spesa di 100 miliardi di euro e le tasse di 70 miliardi.

 

Ciò non avrebbe effetti recessivi?

La riduzione della spesa pubblica corrente avrebbe effetti recessivi. Ciò permetterebbe però di ridurre le tasse alle imprese del 20%, con la creazione di un effetto fiducia. L’impatto deflattivo della riduzione della spesa pubblica sarebbe bilanciato dall’impulso alla fiducia per il futuro. Tutti i risparmi che adesso sono congelati in banca tornerebbero a essere spesi grazie all’aumento della fiducia, generando così una nuova crescita.

 

(Pietro Vernizzi)



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