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FINANZA/ Italia, il "rischio default" spaventa (ancora) i mercati

Per CARLO PELANDA, il nostro Paese suscita preoccupazione da parte di tutto il mondo. Il debito aumenta e il Pil non cresce, e c’è quindi paura del fatto che resteremo insolventi

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

“Se c’è qualcuno che non può lamentarsi è proprio l’Italia, come del resto la Francia. Con la Francia abbiamo stabilito che non hanno preso le necessarie misure di consolidamento del bilancio, e abbiamo detto: avete tempo fino a marzo per farlo. Lo stesso è accaduto anche nella causa italiana. Avremmo potuto attivare subito per l’Italia una procedura per debito eccessivo”. Sono le parole di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, in un’intervista pubblicata su alcuni quotidiani europei tra cui Avvenire. Ne abbiamo parlato con Carlo Pelanda, professore di Politica ed Economia internazionale nell'Università della Georgia.

Che cosa ne pensa dell’ultima intervista di Juncker?

È un colpo al cerchio e uno alla botte da parte di una persona in grande difficoltà.

Ha ragione quando dice che “se c’è qualcuno che non può lamentarsi è proprio l’Italia”?

Su questo ha ragione Juncker. L’Italia è uscita dai parametri Ue come la Francia. Sul piano del rispetto dei trattati, delle norme e delle regole, il nostro Paese non può lamentarsi perché è stato graziato. Il fatto che poi l’architettura formale dell’Ue sia intelligente o adeguata è un altro discorso. Ma Juncker, in quanto presidente della Commissione, è l’interprete dei trattati.

Perché la preoccupazione del presidente Juncker nei confronti dell’Italia sta aumentando?

La preoccupazione non viene da Juncker, ma dai mercati che vedono un’Italia completamente sballata e hanno paura che vada in default. Il nostro Paese suscita preoccupazione da parte di tutto il mondo a partire da Draghi. Il debito aumenta e il Pil non cresce, e c’è quindi paura del fatto che resteremo insolventi. L’Italia sta divergendo addirittura dai parametri dei paesi periferici. Tutti gli osservatori globali sono spaventati perché a Roma c’è un governo fatto da incompetenti, e temono che l’Italia possa essere l’innesco della prossima crisi globale.

Intende dire che l’Italia potrebbe diventare il nuovo bersaglio dei mercati dopo la Grecia?

Il problema non è che l’Italia possa diventare un bersaglio, ma che il nostro Paese vada in tilt. Tutti stanno dicendo a Renzi che deve tagliare la spesa e ridurre le tasse per fare crescita. Vanno ridotte le dimensioni del pubblico impiego smettendo di farsi ricattare dai sindacati. Ricordiamoci che il rating dell’Italia per S&P è sceso a BBB-bbb-, un gradino sopra la categoria “junk”. Ciò significa che tantissimi attori privati non possono più comprare titoli di debito italiano.

Quindi non c’è nessun legame tra le fibrillazioni riguardanti la Grecia e gli ultimi richiami all’Italia?