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SPY FINANZA/ Le 10 previsioni "oltraggiose" per il 2015

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6) Gli ultimi due anni hanno visto l’incremento di un’aggressiva attività di hacking verso grandi aziende, da quello relativamente innocuo che vede trafugate foto di celebrità dalle piattaforme iCloud a quello più serio verso aziende come Target e Home Depot che mette a rischio i dettagli delle carte di credito di migliaia di clienti. Nel corso di quest’anno, abbiamo visto anche la potente JP Morgan in serie difficoltà per mesi dopo l’intromissione nei suoi sistemi operativi e di sicurezza, mentre 5 milioni di password di account Gmail sono state rubate e pubblicate da un sito russo. Questo tipo di attacchi richiedono una sofisticatezza straordinaria e potrebbero anche essere supportati a livello statale in risposta all’incremento dell’utilizzo aggressivo da parte degli Usa delle sanzioni finanziarie come arma nelle dispute geopolitiche in atto. Nel 2015 gli attacchi contro grandi players del settore dell’e-commerce diventeranno più su ampia scala e più aggressivi e giganti come Amazon, per il timore da parte dei clienti di un possibile attacco (che non obbligatoriamente si sostanzierà), potrebbero patire cali del 50% della propria valutazione, proprio a causa dei tassi di crescita molto inferiori.

7) Con le bolle immobiliare e del credito finalmente in correzione, se non implosione, la Cina dovrà cercare qualsiasi soluzione per depotenziare le enormi pressioni deflazionistiche che caratterizzano la fase ribassista di un ciclo del credito, il tutto aggravato dal fatto che Pechino dovrà agire visti i tre anni di deflazione dei prezzi alla produzione dovuta all’enorme sovraccapacità. Uno yuan cinese ai massimi record in un ambiente macro simile non avrebbe senso, soprattutto alla luce dei simultanei minimi che sta conoscendo la valuta del vicino Giappone. Per questo, nel 2015 la Cina si muoverà velocemente e persistentemente per svalutare la sua moneta nel corso dell’anno, unendosi al Giappone e ad altre nazioni nella lotta globale per importare inflazione. Questo porterà però con sé il rischio di svalutazioni a catena in Asia, fino a possibili ostilità commerciali e sanzioni finanziarie con Tokyo.

8) La domanda mondiale di cioccolato sta aumentando, con i consumatori occidentali le cui preferenze virano verso quello scuro e amaro, mentre quelli asiatici preferiscono miscele più dolci. Nonostante i cinesi vedano in continua crescita la loro passione per il cioccolato, il loro consumo pro-capite annuale è solo pari al 5% di quello di un consumatore occidentale, dato che fa propendere per una continua crescita della domanda negli anni a venire. La crescente popolarità del cioccolato scuro tra i consumatori tradizioni, europei e statunitensi, è stato il vero detonatore della domanda per una qualità che ha al suo interno una concentrazione di cacao fino al 70% contro il 10% delle barrette al latte. Per far fronte alla richiesta crescente serve produzione, soprattutto dalle due aree dell’Africa che da sole coprono il 70% dell’output, ovvero Ghana e Costa d’Avorio. Una produzione record da quest’ultimo Paese lo scorso anno potrebbe essere anche superata quest’anno, ma, nonostante questo outlook potenzialmente ribassista, i futures sul cacao continuano a essere trattati vicino alla media degli ultimi cinque anni. In altre parole, non ci vorrà molto prima di arrivare al punto di rottura, simile al balzo dei prezzi conosciuto a inizio anno per i timori legati a Ebola: infatti, per andare incontro all’incremento della domanda e ai crescenti sbilanciamenti tra domanda e offerta, i produttori hanno bisogno di condizioni di crescita praticamente perfette anno dopo anno. Ma il sotto-investimento in Africa occidentale ha portato con sé il risultato di alberi vecchi non rimpiazzati abbastanza in fretta e questo, combinato con la precaria situazione finanziaria di molti piccoli produttori, porta a sempre più frequenti epidemie di malattie potenzialmente mortali per le piante, vista la mancanza di denaro per disinfestazioni regolari. Per questo c’è il rischio di futures sul cacao a 5mila dollari la tonnellata nel corso del 2015, un record assoluto che polverizzerebbe quello del marzo 2011, quando la guerra civile in Costa d’Avorio spinse il prezzo a 3775 dollari la tonnellata.



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COMMENTI
13/12/2014 - Rimandati entrambi (Giuseppe Crippa)

Ecco le 10 previsioni di Saxo Bank per il 2014, delle quali possiamo controllare ora l'esito: Una tassa sulla ricchezza nella UE; Un’alleanza anti UE diverrà il maggior gruppo nel Parlamento Europeo; un’altra bolla web a Wall Street; la cancellazione del debito pubblico giapponese; la deflazione negli States; un quantitative easing USA sui mutui ipotecari; il Brent che crolla ad 80 euro; la Germania in recessione; il CAC 40 giù del 40% e le valute di cinque paesi emergenti crollano del 25% sul dollaro. Direi che l’unica previsione centrata è il crollo del prezzo del petrolio e, a voler esser buoni, la recessione tedesca e le valute di alcuni paesi emergenti (la Russia ma quale altro?) in caduta del 25% sul dollaro. Bottarelli, Lei aveva previsto che 5 di queste previsioni sarebbero state azzeccate: secondo me sia Saxo Bank che Lei dovreste impegnarvi di più…