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Economia e Finanza

EUROPA vs ITALIA/ Bagnai: hanno paura, senza di noi l'euro muore

Confidenze anti-italiane tra Jean-Claude Juncker e Angela Merkel (Infophoto)Confidenze anti-italiane tra Jean-Claude Juncker e Angela Merkel (Infophoto)

Il punto è che cosa accadrà se in Italia cominciano a manifestarsi tensioni sociali e l’euro si palesa come insostenibile. Da tutti gli studi risulta concordemente che, nel caso di una fuoriuscita dall’euro, il nostro Paese avrebbe dei costi da pagare ma inferiori agli altri, e dei benefici da ottenere che sono superiori a quelli degli altri. Ciò preoccupa Bruxelles perché senza l’Italia l’euro non continuerebbe a esistere.

 

C’è un legame tra i richiami di Juncker all’Italia e quanto sta avvenendo in Grecia?

Sento spesso parlare di contagio, una categoria che appartiene più al dominio della medicina che a quello dell’economia. L’Italia non ha rilevanti esposizioni verso la Grecia, e quindi non c’è nessuna ragione di temere che se quest’ultima fallisse salterebbero anche le nostre banche. Un conto è un effetto politico, per cui una situazione critica della Grecia costituisce un campanello d’allarme in grado di suscitare consapevolezza e moti di ribellione in altri Paesi. Ma da un punto di vista economico rimane il fatto che la Grecia è un Paese piccolissimo. Se nel 2010 Bruxelles avesse speso per salvare Atene un decimo di quello che i Paesi del Nord hanno speso per salvare le loro banche private, il problema greco non sarebbe mai sorto.

 

I fondamentali dell’Italia sono buoni, ma il nostro governo sta facendo le riforme?

Il governo italiano applica la retorica delle riforme. Esiste un consenso pressoché unanime sul fatto che la riforma del lavoro non è una priorità per la nostra economia. Renzi si sta dando da fare per sembrare attivo agli elettori, in modo da mantenere il potere nel caso in cui si andasse a elezioni anticipate. Il risultato delle ultime elezioni amministrative rende però poco probabile questo scenario, perché Renzi ha capito che rischia.

 

Se la riforma del lavoro non è una priorità, perché la produttività del lavoro in Italia è più bassa rispetto al resto d’Europa?

C’è una letteratura scientifica molto consolidata che chiarisce come la bassa produttività del lavoro in Italia dipenda proprio dalle riforme attuate per introdurre una maggiore flessibilità. Quest’ultima è servita solo per permettere un potere di ricatto sui lavoratori e poterli pagare di meno. Quando il lavoro costa meno, l’imprenditore ne usa di più. Ciò ha determinato un’alterazione del rapporto ottimale tra capitale e lavoro. In pratica le aziende italiane si sono spostate verso produzioni a bassa intensità di capitale e in questo modo hanno compromesso la produttività dei lavoratori.

 

(Pietro Vernizzi)

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