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SPILLO/ Il "bonus" che aiuta la ripresa (ma non le elezioni di Renzi)

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Certo, non per tutti le cose sono andate e stanno andando in questo modo. C’è chi non ha abbastanza soldi per risparmiare, perché tutto quello che guadagna (o che ha) lo usa per pagare le spese, spesso di prima necessità. Ed è a queste persone che il Governo dovrebbe guardare. Ha provato a farlo con il bonus da 80 euro: l’idea era giusta, ma dato che l’obiettivo era elettorale e non economico la misura non ha (ancora?) funzionato.

L’errore compiuto è evidente: il bonus non va assegnato solamente a chi ha un lavoro dipendente. Pensionati, autonomi e incapienti (e ci fermiamo qui anche se potremmo andare oltre) sono anche loro cittadini che possono far fatica a risparmiare perché a malapena riescono a consumare quanto vorrebbero. Se non ci sono abbastanza soldi per finanziare questa politica, bisogna allora partire dalle fasce di reddito più basse, senza distinzioni tra pensionati, lavoratori autonomi o dipendenti.

Sto forse invocando una politica di sinistra? No, e anche se fosse così sarebbe inutile rivolgersi al Premier, che di sinistra non è (a detta dei suoi stessi compagni di partito): tranne quando si tratta di tasse. In quel caso sì, allora Renzi si ricorda dei suoi illustri “rottamati”compagni del Pd e comincia a mettere balzelli qua e là, magari per finanziare il bonus stesso da 80 euro. Per dare soldi in più a chi ha meno non si deve tassare chi ha di più: occorre tagliare la spesa pubblica che, ce lo direbbe anche un giapponese più indebitato di noi, è troppo alta e sicuramente a causa di sprechi o privilegi per pochi (che a volte si nascondono dietro i “diritti acquisiti” di una generazione a spese della successiva).

Per le stesse ragioni, è inutile (se non a fini di immagine e di voti) proporre un “bonus bebè” per chi partorirà dal 1° gennaio 2015: meglio piuttosto aumentare detrazioni e deduzioni per i figli a carico, anche quelli che hanno avuto la “sfortuna” di nascere nel 2014. Oppure, se proprio vogliamo sostenere le “forze fresche” del Paese, facciamo come proposto da Deaglio un bonus per i giovani, i quali sicuramente farebbero circolare i soldi guadagnati nel circuito dell’economia.

Insomma, ci vuole un Premier che abbia come aspettativa la ripresa del Paese, non la vittoria alle prossime elezioni.

 

P.S.: Ovviamente sul grande “palco” dell’economia ci sono altri attori e altre azioni importanti. Per esempio, le scelte e le aspettative delle imprese, soprattutto in relazione agli investimenti e alle assunzioni. Per ragioni di spazio si è preferito soprassedere al riguardo, anche se non serve essere laureati alla Bocconi per capire che se non ci si aspettano utili è controproducente investire in macchinari che non si riuscirebbero a ripagare o assumere nuovo personale (anche se è merito di certi professori bocconiani e delle loro manovre “salva-Italia” che il Bel Paese ha cominciato ad avvitarsi nella recessione).

 

(2- fine)

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