BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Il "bonus" che aiuta la ripresa (ma non le elezioni di Renzi)

In economia le aspettative hanno un ruolo importante, per questo le poche risorse a disposizione vanno usate bene per favorire la ripresa. L’analisi di JUANFRAN VALERON

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Le aspettative, in economia, giocano un ruolo importante, perché è in base a esse che si prendono nel presente decisioni che riguardano il futuro. In finanza, per esempio, le aspettative sull’andamento di un settore o sugli utili di un’azienda possono portare alle decisione di acquistare o vendere un titolo in borsa. In economia le aspettative non sono però dei “monoliti”, dipendendo da come le persone percepiscono il proprio futuro, in questo confortate/sconfortate dalla situazione presente. Le aspettative possono poi mettere in moto dei circoli virtuosi/viziosi che generano effetti sull’economia stessa.

Se, per esempio, si avverte di vivere in una condizione di crisi che sembra non passare mai, si è portati a pensare che anche in futuro la situazione sarà critica: acquisti non ritenuti “vitali” o essenziali verranno tendenzialmente rimandati per fare spazio (ove possibile) all’accumulo di risparmio per fare fronte a necessità o drammi futuri, quali la perdita del lavoro, generata magari a sua volta dal fatto che essendo i consumi bloccati un’azienda chiude o si trova a dover ridurre il proprio organico.

Senza dimenticare che la dinamica dei prezzi cui si assiste (sconti, promozioni e ribassi proprio per via della crisi) può portare a posticipare gli acquisti per strappare un prezzo ancora migliore: la strada giusta per incappare nella trappola della deflazione, che ha come conseguenza il riallineamento (verso il basso) dei salari al livello dei prezzi e l’aumento della disoccupazione. Non a caso il Giappone, che come detto ha avuto un picco dei senza lavoro pari al 5,4% nel 2002, prima di rimanere intrappolato nella deflazione (fine anni 90) “viaggiava” ben sotto il 3%.

Ogni riferimento alla situazione in cui ci troviamo è puramente voluto e non casuale. Ed è per questo che chi ha le leve della politica economica (vincolate da Bruxelles) si dovrebbe dare da fare per trovare una misura in grado di rompere questo circolo vizioso (per “cambiare verso” davvero). Anche perché, come detto, le aspettative non essendo dei “monoliti” possono mutare in tempi non molto lunghi (di sicuro più brevi di piani infrastrutturali europei che, grazie a procedure burocratiche, possono impiegare anni solo per avere il “via libera”).

Per certi versi Renzi si stava muovendo nella direzione giusta. Coi vincoli europei che ci sono, forse un minimo di supporto alle imprese (che poi con la tassazione alimentano pure le casse pubbliche) può arrivare da un aumento dei consumi. Anche perché in Italia, checché se ne possa pensare, della liquidità c’è. Il problema è che prende la strada del risparmio (lo ha ricordato anche il recentissimo Rapporto Censis 2014).

L’Istat afferma infatti che “nel 2013 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,8%, registrando un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente”. L’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, curata da Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, segnala addirittura che nel 2014 il 59% delle famiglie è riuscita a risparmiare e che “tra il 2013 e il 2014, sale dal 16% al 18% la quota di coloro che dichiarano di avere risparmiato senza un’intenzione precisa” (e questo nonostante i tassi di interesse e di rendimento dei titoli di stato siano scesi nell’ultimo periodo).