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IL CASO/ I "nemici" del merito da scacciar fuori dall'Italia

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Il terzo problema sono i media, soprattutto televisivi, che continuano a mostrare un’immagine del Paese minoritaria ma populista e conservatrice. Nonostante il calo degli ascolti dei talk show continuiamo a sentire gli stessi ospiti che raccontano una realtà spesso fuorviante e deprimente. Così per una settimana abbiamo parlato di “Mafia Capitale”, come qualche mese fa del Mose e di Expo. Così la politica a ogni scandalo promette un “giro di vite” per accontentare l’opinione pubblica invece di lavorare perché questi scandali si evitino. La sfiducia generata dagli scandali impedisce di vedere senza sospetto i tanti modelli positivi che ci sono nel Paese e che vanno comunicati in modo ampio e insegnati nelle scuole. Molto più spesso si dovrebbero mostrare i tanti esempi positivi e virtuosi di imprenditori, manager, cittadini che continuano a risolvere problemi e a portare buoni esempi.

Ci sono, infatti, moltissime persone che in un contesto complicato investono, progettano, studiano, creano nuovi servizi, soluzioni e prodotti e che, invece di essere gratificati, vengono investiti di scetticismo, critiche e ostacoli di ogni genere. Non hanno bisogno di sussidi, diritti acquisiti o rappresentanti, ma solo di condizioni di contesto fiscali, burocratiche e legislative ragionevoli in cui far crescere le loro iniziative.

Da questo punto di vista, il Governo deve uscire dalla “trappola” dell’emergenza, per continuare il processo di cambiamento del Paese un po’ rallentato da riforme istituzionali ed equilibrismi politici. Nel complesso, infatti, serve una grande determinazione e focalizzazione per fare leggi che rendano la Pa e le partecipate una risorsa per il Paese invece che un ammortizzatore sociale e leggi sul lavoro che rendano possibile premiare il merito e sanzionare il demerito, anche tramite il licenziamento individuale per scarsa produttività. Serve un investimento pubblico nell’identificazione e comunicazione di modelli positivi che le persone possano seguire e attenta sorveglianza sui casi di “cattiva informazione”.

La Politica deve sacrificare la ricerca del consenso in nome di un progetto per il futuro del Paese. Gli effetti delle buone scelte si vedono nel tempo e la classe dirigente del Paese è molto ben retribuita anche per sopportare le critiche e le tensioni che derivano da scelte impopolari. Non resta che attendere pazientemente che la realtà ci dia ragione, aspettando che i semi del cambiamento diventino esempi solidi a cui anche i più ostinati sostenitori della peggiocrazia si possano aggrappare.



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