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GEO-FINANZA/ Usa e Ue nella "morsa" di oro e petrolio

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A ben vedere la supposta strategia americana rischia di essere un boomerang. Se a questo si aggiunge che la Russia ha velocemente preso le contromisure con una potente offensiva politico-diplomatica che vede impegnati Putin e Lavrov in riunioni frenetiche con i produttori Opec, e in particolare con l’Arabia Saudita, ma anche con i principali rappresentanti degli stati della Lega araba, il sospetto è che vi possa essere una saldatura di interessi tra i produttori tradizionali contro le novità estrattive americane.

Certo è che alla riunione Opec di settimana scorsa non sono state tagliate le quote di produzione. Ciò significa che il prezzo del barile, con una domanda mondiale piuttosto depressa, potrebbe addirittura scendere sotto i 70 dollari. Un tale scenario renderebbe meno offensivi gli Usa che saranno costretti a importare energia, provocherebbe anche l’aggravarsi della crisi deflazionistica dell’eurozona che è sempre più avvitata in una spirale implosiva, ma farebbe addolcire i toni di paesi come Iran e Venezuela. Il primo ha un target di prezzo di 100 dollari al barile e il secondo di 140-150 dollari. Stretti nella morsa dell’oro nero molti paesi, ma anche gli Usa, dovranno accettare di negoziare tenendo da conto Mosca prima che Riyad. Dopo il 2016, con un nuovo presidente americano e un sensibile ricambio delle leadership degli stati europei, dopo aver avuto la certezza che l’estrazione da scisti sarà stata abbandonata, i produttori tradizionali riporteranno il prezzo ai valori del loro target di sostenibilità.

Certo è che tutti i piani, anche quelli più perfezionati, devono tenere in conto le numerose incognite, anche geopolitiche, del mondo attuale. Non ultima Isis che in qualche modo dovrà far parte dello schema. Inoltre, lo choc che la manipolazione dell’oro nero comporta a livello finanziario globale potrebbe dare dei colpi di coda indesiderati. Un rischio reale è che la potente spinta deflattiva innescata con il crollo del prezzo del barile e le pulsioni della corsa all’oro giallo possano portare a un crac del sistema finanziario nel 2015.

Una data molto delicata è giugno del 2015, quando si addensano una serie di fenomenali e potenti momenti politico-diplomatici e geopolitici: conclusione dei negoziati sul nucleare iraniano; cruciale Consiglio europeo per decidere le riforme dell’Ue e dell’eurozona; elezioni legislative nel Regno Unito e possibili elezioni anticipate in Italia e Germania.

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