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FINANZA E POLITICA/ Quirinale, elezioni e Ue: il "gioco" di Renzi che vale la ripresa

Il Quirinale (Infophoto) Il Quirinale (Infophoto)

Le oscillazioni del consenso sul premier e sul governo sono direttamente collegate agli alti e bassi della congiuntura, si muovono in altri termini in sintonia con le aspettative di ripresa. Oggi ci sono nuove chance: la svalutazione dell'euro spinge le esportazioni (gli effetti concreti in genere si vedono dopo tre mesi); la caduta del prezzo del petrolio funziona come una riduzione fiscale, finora si tratta di 11 miliardi l'anno che vanno ad aumentare il potere d'acquisto e a ridurre i costi di produzione; infine il Quantitative easing della Bce dovrebbe scattare tra febbraio e marzo, alleggerendo il peso dei titoli pubblici da collocare sul mercato. 

Per cogliere queste opportunità che vengono dall'esterno, occorre agire sui fattori interni. Finora Renzi ha toccato soprattutto il fattore lavoro, con il bonus di 80 euro e con il Jobs Act. Adesso c'è bisogno di un più forte impulso alla domanda e di spingere anche il capitale perché il grande buco di questi anni, come denuncia da tempo la Banca d'Italia, viene dagli investimenti più che dai consumi.

In concreto, bisogna ridurre la pressione fiscale e offrire un pacchetto di stimoli domestici vista la modestia di quelli europei del pacchetto Juncker. Per questo, inutile girarci attorno, Renzi deve trovare più spazio nel bilancio pubblico. Dall'Ue ha ottenuto una tregua fino a marzo, quando dovrà varare il Documento di economia e finanza. Di qui ad allora, metta al lavoro il brain trust di palazzo Chigi e quello di via XX Settembre per tirar fuori nuove idee.

E l'Ue? Se Renzi sarà riuscito a risolvere la sciarada del Quirinale, potrà andare alle elezioni l'anno prossimo e assicurarsi una maggioranza in Parlamento. Il rischio instabilità provocherà una bufera sui mercati? Forse, ma oggi l'ombrello della Bce potrà evitare un nuovo 2011. È chiaro che il capo del governo farà una serie di concessioni elettoralistiche, pericolose per la credibilità economica dell'Italia. Tuttavia un'eventuale chiara vittoria che assicuri governabilità metterebbe tutti a tacere, Juncker e la Merkel compresi. 

Se invece si perderà nel labirinto dei veti incrociati, Renzi sarà messo con le spalle al muro. Probabilmente si arriverà in ogni caso alle elezioni, ma in un quadro politicamente confuso, con un Pd lacerato forse anche letteralmente. L'assalto al bilancio pubblico per scambiare prebende con voti diventerà incontrollabile. E a quel punto non resterà che la Trojka, un governo di salute pubblica, un'insalata greca dalla quale non ci riprenderemo facilmente, come non si è ripresa la Grecia nonostante la propaganda dell'Ue. E l'idea che possiamo salvarci con una uscita "ordinata" dall'euro sarà solo "un racconto recitato da un idiota gonfio di suono e di furia, che non significa nulla".

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