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SPY FINANZA/ Le tre vie d'uscita alla crisi russa

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Terza opzione, nonostante per giorni Societe Generale abbia detto che la Russia aveva venduto oro per 4,3 miliardi di dollari nella prima settimana di dicembre per finanziarsi, proprio ieri Vladimir Putin ha smentito tutti dicendo che non solo Mosca non vende, ma in novembre ha comprato altre 600mila once di metallo fisico, portando così il totale delle riserve al 1 dicembre a 32,8 milioni di once. Insomma, Vladimir Putin non intende fare cassa ma forse suggerire a Cina e India una nuova valuta “true-gold backed” per bypassare il dollaro negli scambi commerciali, quantomeno trilaterali all’inizio? Lo escluderei, almeno ora con Mosca così vulnerabile a shock esterni e attacchi speculativi e Pechino non in grado di proteggerla con una forza di intervento finanziario rapido, stile bazooka di liquidità, visto che la Banca centrale cinese sta cercando di far flettere la bolla del credito e sta contraendo, non operando politiche di stimolo. E poi, bypassare il dollaro negli scambi commerciali sarebbe giù una sfida enorme ma tutto quell’oro tolto da possibili movimenti mercato e messo a garanzia di una valuta, che effetto avrebbe sul mercato dell’oro di carta di Wall Street e Londra?

Al mondo si sono scatenate guerre per molto meno, vi garantisco. Una cosa però mi fa propendere una soluzione diplomatica e non troppo shock per il mercato: sapete perché Societe Generale ha messo in giro la voce della vendita d’oro russo? Per cercare di stabilizzare l’economia di Mosca e il rublo. E perché lo ha fatto? Presto detto: la banca francese è esposta per 25 miliardi di euro in Russia, stando a calcoli di Citigroup, l’equivalente del 62% dell’equity tangibile del gigante del credito parigino. E la banca cooperativa austriaca Raiffesen? Non sta meglio, con 15 miliardi di euro di esposizione, il doppio dell’equity tangibile, a cui va a unirsi un’esposizione anche all’Ucraina per 4,9 miliardi di euro. E Unicredit? Terzo gruppo bancario europeo? Ben 18 miliardi di euro di esposizione alla Russia, circa il 40% del suo book value tangibile, sempre stando a dati Citigroup non smentiti dagli interessati.

Capito perché, alla fine, tutti hanno qualcosa da perdere dal crollo della Russia, Europa in testa, come ha dimostrato ieri l’intemerata anti-sanzioni del ministro degli Esteri tedesco? Meditate gente.

 

(2- fine)



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