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FINANZA/ Petrolio, voto e Bce "rovinano" i piani di Renzi

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L’Italia dipende per il 75% da fonti energetiche importate dall’estero, e quindi in teoria dovrebbe beneficarne più di altri. I nostri consumatori scontano però un “freno idraulico” molto potente, in quanto Iva e accise sono pari a circa il 60% del costo finale dei carburanti alla pompa. Gli oneri impropri hanno inoltre un’incidenza fortissima sul costo della bolletta elettrica. Poiché l’effetto del bonus da 80 euro sui consumi è molto basso, oggi in presenza di un calo così consistente del prezzo del petrolio occorre un intervento che preveda un abbattimento di una componente significativa di accise e Iva. In questo modo aumentiamo e moltiplichiamo l’effetto sulla ripresa italiana, perché il calo della componente dei prezzi industriali del carburante si trasla in modo molto più significativo sul prezzo finale.

 

Il calo del prezzo del petrolio avrà anche effetti negativi?

Gli effetti negativi riguardano le esportazioni di prodotti europei in Russia. L’Ue dovrebbe rendersi conto rapidamente che gli effetti delle sanzioni per la crisi Ucraina sono molto amplificate dal calo del prezzo del petrolio, e proprio per questo aprire un canale di cooperazione con Mosca. Un conto è tenere alta la guardia per via di ciò che Putin ha fatto in Ucraina, altro conto è non vedere che la cooperazione con la Russia da parte dell’Ue è molto più vantaggiosa degli effetti che un default russo avrebbe sull’economia stessa dell’Eurozona.

 

Che cosa si aspetta per l’Italia nel 2015 anche alla luce di un eventuale Quantitative easing della Bce?

Il Quantitative easing può solo a tenere basso lo spread Btp/Bund, ma non sfiorerebbe il problema di fondo del nostro Paese. Mi riferisco alla bassa crescita, che anche nel 2015 nella migliore delle ipotesi continuerà a essere modestissima. La disoccupazione resterà elevata anche l’anno prossimo e non si recupererà nulla sui 12 punti in meno di occupati rispetto alla Germania.

 

Perché il Quantitative easing non basta?

Perché non ci risolve il problema, ma si limita a fornirci una cornice di stabilità. Dal 2012 Draghi ci sta “regalando tempo”, il problema è come lo si utilizza. Bisogna aumentare dell’80% la produttività di ciascun lavoratore.

 

Come sarà la politica economica del governo l’anno prossimo?

La politica economica del governo per il 2015 è scritta nella manovra. La Legge di stabilità conferma per il 2015 il bonus da 80 euro, tagliando inoltre la componente lavoro dell’Irap. Restano però enormi punti interrogativi, per esempio sulla tassazione retroattiva sul risparmio previdenziale. Il gettito delle tasse locali sugli immobili passerà inoltre da 9 miliardi nel 2011 a 25/26 miliardi nel 2014.

 

Andiamo nella giusta direzione?



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