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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "patto segreto" tra Draghi e Weidmann

Jens Weidmann (Infophoto)Jens Weidmann (Infophoto)

Eppure, stando a delle indiscrezioni, il Consiglio direttivo della Bce al momento sembra pronto a lanciare un programma di acquisto di titoli di stato nel suo prossimo meeting del 22 gennaio. I policy maker affermano che non ci si può permettere di aspettare se Weidmann abbia ragione sull'impatto del calo dei prezzi del petrolio, in quanto è probabile che l'inflazione complessiva scenderà sotto lo zero all'inizio del 2015 e rimarrà a quei livelli per qualche mese: insomma, temono che continuare a tollerare un'inflazione così bassa mini la credibilità della Bce, indebolendo le aspettative sull'inflazione e irrigidendo nei fatti la politica monetaria, alzando i tassi di interesse reali, oltretutto con lo spettro di una Fed tutt'altro che chiara su questo argomento cardine. 

Ma Draghi avrebbe preparato bene il terreno per lo scontro finale di gennaio, persuadendo Weidmann a sostenere una serie di strategie alternative finalizzate a contrastare i bassi livelli di inflazione, compresa quello di fornire prestiti molto convenienti alle banche e acquistare asset del settore privato come cartolarizzazioni e covered bond. Tuttavia, come vi ho più volte dimostrato, questo ha fatto poco per promuovere i prestiti o ridurre la frammentazione finanziaria tra le economie dell'Eurozona: anzi, non ha fatto nulla alla luce di acquisti per poco più di 20 miliardi. 

Per il giornale statunitense, di recente Draghi ha unito gran parte dei colleghi nell'obiettivo di espandere il bilancio della Bce a quasi mille miliardi di euro, un target che può essere raggiunto realisticamente solo comprando i titoli di Stato, ma Weidmann potrebbe ancora avere da ridire sulla fine della diatriba sul Quantitative easing. Il progetto di un programma di acquisto di titoli di Stato da parte di un blocco multinazionale con una valuta unica, in cui i rischi fiscali dovrebbero rimanere nei governi nazionali, è più complicato di quello che molti dei sostenitori possano aver realizzato e Weidmann ora ha la possibilità di ribaltare la situazione con Draghi. 

Dopotutto, se il Quantitative easing è puramente un'operazione di politica monetaria, come insiste Draghi, allora la Bce dovrebbe comprare solo gli asset più sicuri e con più liquidità per proteggersi dal rischio di credito, lasciando al mercato il compito di abbassare il tasso di interesse sugli asset più rischiosi attraverso il cosiddetto canale di ribilanciamento del portafoglio. In base a questa analisi, la Bce dovrebbe limitarsi a comprare solo i bond più sicuri, il che significa i Bund tedeschi, l'unico debito pubblico dell'Eurozona ancora valutato con una tripla A. 

Certamente Weidmann sa che è molto improbabile che Draghi accetti questa argomentazione, ma la Bce non può essere sicura che gli investitori che attualmente detengono i Bund inizieranno improvvisamente a comprare titoli di Stato italiani o greci, abbassando i costi per questi paesi. Per fare questo, la Bce stessa dovrebbe comprare i bond italiani e greci, il che significa che il Quantitative easing dell'Eurozona non sarebbe una pura operazione di politica monetaria ma un esercizio di allentamento del credito, il cui successo dipende dal fatto che la Bce si assuma i rischi fiscali dell'Eurozona.