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SPY FINANZA/ Il "patto segreto" tra Draghi e Weidmann

Jens Weidmann (Infophoto) Jens Weidmann (Infophoto)

Questo renderebbe la seconda offensiva di Weidmann difficile da contrastare: se la Bce si imbarcasse in acquisti di asset su larga scala, i rischi di credito dovrebbero rimanere sui bilanci delle banche centrali che comprerebbero i bond per conto della Bce, piuttosto che essere messe in comune, com'è normale con gli asset delle banche centrali, ancorché esista un precedente nel programma di acquisto dei covered bond della Bce, in cui i rischi di credito associati ai singoli bond rimangono nelle Banche centrali, minimizzando l'incentivo a selezionare i crediti scadenti. Weidmann, dal canto suo, ha ragione a temere che questi rischi di credito possano essere sostanziali. 

Il Quantitative easing potrebbe aiutare l'economia indebolendo il tasso di cambio e migliorando la fiducia, ma non può affrontare problemi strutturali che giacciono nel cuore del malessere dell'Eurozona, come per esempio gli inadeguati regimi giudiziari e di insolvenza e i mercati del lavoro rigidi che impediscono la riallocazione delle risorse. E anche i sostenitori del Quantitative easing sono scettici sui suoi vantaggi. 

Bank of America-Merrill Lynch, i cui analisti presuppongono un ampio programma di acquisto di bond, prevede che l'economia dell'Eurozona crescerà dell'1,2% nel 2015 e dell'1,3% nel 2013, invece Goldman Sachs, i cui analisti non includono ancora il Quantitative easing nelle loro stime, prevede una crescita rispettivamente dello 0,9% e dell'1,4%. Oltretutto, i rischi politici stanno lievitando, con la presenza nell'Europa meridionale di partiti anti-austerity e anti-euro che stanno guadagnando terreno nei sondaggi. Tre dei più grandi partiti politici italiani stanno ora discutendo di uscire dalla moneta unica, mentre la Grecia potrebbe andare presto a elezioni generali ed è in testa ai sondaggi Syriza, il partito della sinistra radicale che si è schierato contro il salvataggio della Troika. 

Nel migliore dei casi, la Bce proporrà di farsi carico dei titoli di Stato nel proprio bilancio proprio quando alcuni paesi stanno minacciando di fare marcia indietro sui propri impegni fiscali e di riforma, mettendo a rischio la sostenibilità di lungo termine del debito. Draghi e Weidmann possono trovare un accordo? 

Per il Wall Street Journal, la Bce sta prendendo seriamente la proposta di Weidmann. Draghi sa che il mercato sarà deluso se i rischi non verranno messi in comune, mentre un accordo potrebbe invece essere controproducente perché, in assenza di condivisione del rischio, gli investitori temono che le banche centrali cercheranno un sistema per evitare di farsi carico delle perdite, aumentando così i rischi per gli investitori comuni. Ma Draghi sa anche che assicurarsi il sostegno della Bundesbank e di altri oppositori del Quantitative easing sarebbe un premio prezioso, amplificando "l'effetto annuncio", di vitale importanza per la costruzione della fiducia e soprattutto, a oggi, sua unica arma a fronte di un'inazione pressoché totale. 

Anche per Weidmann lo scambio è accuratamente bilanciato. Al momento potrebbe essere incapace di impedire che il debito dell'Eurozona venga mutualizzato sul bilancio della Bce, ma, consentendo un accordo, potrebbe essere solo in grado di assicurare che nessuna perdita rimanga nei bilanci delle banche centrali, finché i governi non troveranno un accordo politico. In altre parole, la Germania potrebbe mettere in salvo un certo grado di controllo sulle modalità del suo scacco matto finale. 

Andrà come prefigura il Wall Street Journal? Chissà, io so due cose. Primo, come dimostra questo grafico di Goldman Sachs, i timori tedeschi si basano tutti su un assunto, ovvero che passare da inflazione zero a iperinflazione è molto semplice e rapido, soprattutto in presenza di eventi geopolitici gravi, come quelli che stiamo vivendo. Secondo, Mario Draghi sarà il nuovo presidente della Repubblica e alla guida della Bce andrà un falco. Punto, il destino è segnato. Come appare quasi scontato che magicamente in Grecia si troverà l'accordo alla terza chiama per l'elezione del nuovo capo di Stato e non si andrà ad elezioni anticipate. 

Credete di vivere in democrazia? È il libero mercato signori, vi piaccia o meno.

 

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