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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "patto segreto" tra Draghi e Weidmann

Secondo il Wall Street Journal, la Bce potrebbe far partire il suo Quantitative easing, ma in una versione depotenziata dopo un accordo con la Buba. Ci spiega tutto MAURO BOTTARELLI

Jens Weidmann (Infophoto)Jens Weidmann (Infophoto)

Quando il Wall Street Journal parla non lo fa mai a caso: di solito lo fa per inviare un messaggio ai mercati, più che per informare i lettori. E nell'ultimo numero è stato molto chiaro: attenti a vendere la pelle dell'orso tedesco prima di averlo ucciso, il Qe della Bce potrà anche arrivare ma talmente depotenziato da non servire pressoché a nulla, il tutto perché la Germania sa benissimo di poter uscire con le sue gambe - e senza rischi inflattivi o aggravi del bilancio della Bce, di cui è principale azionista - dall'attuale momento di crisi, sottolineato pateticamente due giorni fa dalla stessa Eurotower con l'ammissione, dopo mesi di dinieghi, dell'arrivo della deflazione in tutta Europa (ben arrivati). 

Il 19 dicembre il sondaggio dell'istituto Gfk relativo alla fiducia dei consumatori tedeschi per il mese di gennaio ha infatti rilevato un aumento, rispetto a dicembre, a 9 punti da 8,7 punti precedenti, un livello che rappresenta il più alto che sia registrato dal dicembre del 2006. Battute anche le attese degli analisti che avevano previsto un aumento a 8,8 punti: «Evidentemente i consumatori attualmente danno per scontato che la fase di debolezza economica in Germania sarà temporanea e si aspettano la loro economia nazionale stia per tornare a crescere nei prossimi mesi», si legge nel comunicato di Gfk, anche se ha aggiunto che le crisi geopolitiche e l'epidemia Ebola hanno continuato a indebolire l'economia. 

I consumatori tedeschi sono quindi più disposti a comprare, anche grazie alla caduta dei prezzi dell'energia che ha spinto verso il basso il costo del gasolio da riscaldamento e benzina, lasciando le famiglie con più soldi da spendere per altre voci. Della serie, Europa unita ma solo quando c'è da salvare le banche greche per evitare di perdere i soldi dei nostri istituti stra-esposti. Stando al Wall Street Journal, la Bundesbank sarebbe sotto scacco ma non è ancora scacco matto, resta un'ultima mano da giocare. 

Stando al quotidiano finanziario, la lunga campagna della Banca centrale tedesca per impedire alla Banca centrale europea di comprare i titoli di stato è sull'orlo del fallimento, visto che la sua opposizione rifletteva principalmente preoccupazioni per la legalità, l'efficacia e il rischio morale di acquisti di asset su larga scala, il famoso Quantitative easing, ma la posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, è stata indebolita dagli eventi e dall'abilità tattica del presidente della Bce, Mario Draghi, leggasi "mister minaccia". 

Con l'inflazione complessiva nell'eurozona al momento solo allo 0,3% - molto sotto l'obiettivo della Bce ma sotto il 2% - Weidmann non rifiuta più il Quantitative easing per principio, non mette in discussione che comprare i titoli di Stato possa essere necessario per contrastare la deflazione, ma contesta l'eventualità che sia necessario farlo ora: l'inflazione core è fissa allo 0,7% e le previsioni di lungo periodo rimangono vicine al 2%. In Spagna, ad esempio, dove i prezzi stanno crollando più velocemente, i consumi stanno crescendo molto e come molti altri analisti la Bundesbank prevede che la caduta dei prezzi del petrolio spingerà la crescita all'interno dell'Eurozona, proprio come sta accadendo nella madrepatria.