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SPY FINANZA/ Il "risiko" delle banche centrali che può aiutare la crisi

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Qualche dato, fornito da Axa: lo spread sull'indice high yield negli Stati Uniti è passato dai 335 punti base di fine giugno agli odierni 552, mentre l'indice europeo si è ampliato da 299 a 415 punti base nello stesso periodo e l'indice JP Morgan Embi è balzato da 255 punti base a quasi 400. In termini assoluti, ciò significa che il segmento high yield negli Stati Uniti in questo momento presenta un yield-to-worst del 7,11%, l'indice europeo offre un rendimento del 4,43% e il debito dei mercati emergenti in valuta forte è oltre il 6% in media, con qualche titolo che presenta un rendimento molto più alto. 

Che fare, quindi? Questa dinamica resterà tale oppure ci sono almeno tre fattori pronti a impattare sull'andamento dell'obbligazionario? Dunque, è convinzione comune che ci sarà divergenza tra le politiche monetarie della banche centrali, ovvero nel 2015 la Federal Reserve probabilmente alzerà i tassi d'interesse, sicuramente non prima però del secondo trimestre, così come la Banca d'Inghilterra, che invece potrebbe intervenire prima, già a marzo. Nel contempo, la Bce e la Bank of Japan adotteranno una politica accomodante e continueranno ad ampliare il proprio stato patrimoniale con l'acquisto di titoli sovrani e strumenti privati. Proprio sicuri? 

Primo, quale e quanto sarà l'ammontare dell'ancora ipotetico Qe della Bce non è dato a sapersi, ma come vi ho già dimostrato, se anche si arrivasse ad acquisti sui titoli sovrani, non ci sarebbe sufficiente munizionamento da mettere in campo per far rialzare l'inflazione e riattivare il circolo del credito, visti anche i deludenti risultati della aste Tltro e degli acquisti di Abs e covered bond, e poi per ottenere l'ok della Bundesbank, come vi facevo notare martedì, è più che probabile che l'ammontare non solo sarà basso ma spalmato in base alla logica degli acquisti pro-quota, quindi di fatto a beneficiare sarà soprattutto il Bund e il suo spread verso il Treasury Usa, oggi circa a 140 ma che potrebbe variare fino a 180, con un implicito rafforzamento del dollaro. 

Ora, gli Usa accetteranno un dollaro forte sui mercati per un periodo prolungato di tempo, tanto più che la Cina sta già cominciando operazioni sotterranee di svalutazione dello yuan? E come ripagheranno il loro debito in dollari i Paesi emergenti, se il combinato di quanto detto finora con il biglietto verde alle stelle schiantasse ancora le loro valute come la scorsa estate? Inoltre, c'è da valutare un'altra variabile ipotizzando i termini del Qe da parte della Bce: ovvero, la Bank of Japan ha già annunciato che comprerà dagli 8 ai 12 triliardi di yen (108 miliardi di dollari) di neo-emessi bond governativi ogni mese come implementazione dell'Abenomics, il che significa di fatto monetizzare il 100% delle emissioni di debito di Tokyo. Se, come ad esempio Goldman Sachs prevede, la Bce darà vita a un programma di acquisti di bond sovrani da 500 miliardi di euro, questo implicherebbe pro-quota comprare 130 miliardi di bond tedeschi, ovvero il 90% delle emissioni programmate per l'anno prossimo, ovvero ancora il 90% di monetizzazione del debito di Berlino, come ci mostra questo grafico.