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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "risiko" delle banche centrali che può aiutare la crisi

Il prossimo anno, la politica delle banche centrali divergerà probabilmente in modo sostanziale. Questo potrebbe portare a dei problemi, come spiega MAURO BOTTARELLI

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Diciamo che questo articolo in due puntate vuole essere una sorta di guida di Natale per i miei lettori in vista dei cambiamenti che il 2015 porterà sul panorama economico e finanziario e delle probabili proposte di investimento che verranno loro fatte da consulenti, promotori e quant'altro. Questa non è una proposta di investimento, solo una sorta di guida alle criticità future cui ho pensato dopo aver letto parecchi report relativi al fare business il prossimo anno, molti dei quali assolutamente convergenti sui punti fondamentali. 

I quali, sono di fatto tre: la politica delle banche centrali divergerà probabilmente in modo sostanziale, la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra innalzeranno i tassi mentre la Banca del Giappone e la Banca centrale europea porteranno avanti il Qe; la crescita potrebbe accelerare, la domanda aggregata resterà carente, la liquidità delle Banche centrali continuerà ad affluire sul mercato favorendo, quindi, le obbligazioni nel lungo periodo, soprattutto se l'inflazione resta bassa; riprenderà la caccia al rendimento. Probabilmente il segmento high yield Usa e quello dei mercati emergenti offriranno i migliori rendimenti a scadenza dal 2012 a oggi. 

Come vi ho fatto più volte notare nell'ultimo mese e mezzo almeno, il mercato delle obbligazioni ad alto rendimento sta patendo, sia a causa della volatilità implicita, sia per la debolezza sull'high yield determinata dal crollo del prezzo del petrolio e quindi dalla conseguente debolezza dei mercati emergenti. Come è intuitivo capire, il calo così repentino del prezzo del greggio ha impattato direttamente sul flusso di cassa previsto per le imprese con obbligazioni high yield (principalmente negli Stati Uniti) e i paesi produttori di petrolio (Russia e Venezuela), una dinamica che ha innescato subito una forma di contagio verso altri segmenti del mercato high yield e dei mercati emergenti, manifestatasi attraverso massicci disinvestimenti. 

Gli abbondanti deflussi hanno diffuso la debolezza in tutti i settori dell'high yield e del debito dei mercati emergenti, anche tra le imprese e i paesi che beneficerebbero del calo del prezzo del petrolio: ciò detto, l'avversione al rischio in questo finale d'anno ha provocato e continua a provocare forti dislocazione dei prezzi, aggravate dalla bassissima liquidità sul mercato, altro tema di cui vi ho parlato diffusamente, sia come conseguenza del "taper" della Fed, il quale non può beneficiare dell'offsetting da parte di Bce e Bank of Japan, sia proprio per la dinamica del petroldollaro, ovvero i paesi esportatori non riversano liquidità da export nel mercati finanziari e nel sistema bancario ma anzi cominciano a drenarne. 

E qui si innesca l'analisi di molti investitori: se per i primi otto mesi di quest'anno si è creduto che il mercato del reddito fisso nel suo complesso fosse costoso e che si potessero rilevare poche opportunità di valore in un mercato condizionato dalla liquidità immessa dalle banche centrali, oggi parrebbe non essere più così. In effetti, gli spread del credito high yield e dei mercati emergenti sono aumentati molto, soprattutto nelle ultime due settimane, mentre i rendimenti dei governativi core scambiano su livelli più bassi, nonostante il potenziale miglioramento della crescita economica globale nel 2015.