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FINANZA E POLITICA/ Vincitori e vinti dell'ultima "rivoluzione" di Renzi

Pubblicazione:venerdì 26 dicembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Che giudizio dare della rivoluzione copernicana? È senz’altro un atto importante, anche se non sarà tuttavia in grado, da solo, di attivare un flusso di investimenti sia da parte delle imprese italiane che degli operatori stranieri. Ma finalmente ci si muove. Va dato atto a Matteo Renzi di aver condotto in porto una partita complessa e decisiva per la credibilità internazionale della maggioranza. Il downgrading dell’Italia deciso da Standard & Poor’s citava, a sostegno dei dubbi sulla capacità di ripresa del Paese, anche la difficoltà a condurre in porto questa riforma.

Non è stata, ovviamente, l’unica novità del Cdm, caratterizzato anche dall’ammissione all’amministrazione straordinaria dell’Ilva, con l’obiettivo di inaugurare per l’impianto di Taranto una soluzione simile a quella adottata a suo tempo da Barack Obama per l’industria dell’auto di Detroit. Speriamo sia un primo passo per aggregare pubblici e privati attorno a un progetto di riscossa dell’apparato produttivo, ormai in ginocchio dopo sette anni di crisi.

Ma forse la novità più rilevante, il vero coup de théatre di Natale, è la nomina di Tito Boeri, bocconiano, firma di prestigio de La Repubblica, alla presidenza dell’Inps. Forse un premio per il sostegno che Boeri ha sempre garantito alla filosofia del Jobs Act, da lui considerato come l’occasione per ridurre il precariato e risolvere il dualismo tipico del mercato del lavoro italiano. Ma va detto che, prima di entrare nel rango dei civil servants, il professor Boeri si è levato la soddisfazione di andare alla carica di alcuni degli ultimi provvedimenti dell’esecutivo. Non ha lesinato critiche al Tfr anticipato in busta paga (provvedimento in pratica inefficace, visto il trattamento fiscale) e si è scatenato sia contro l’aumento della tassazione sui fondi pensione che la soluzione di compromesso, cioè la scelta di esentare dall’aumento delle imposte solo i fondi che investiranno in attività individuate con decreto Mef. “È una scelta molto discutibile - ha scritto su La Voce, il sito che ha animato fin dalla fondazione - La previdenza integrativa serve oggi come strumento di diversificazione del rischio dato che la previdenza pubblica è interamente investita sulla crescita del nostro Paese. Tassare la diversificazione è pericoloso perché spinge le persone che possono farlo ad aumentare i propri risparmi. Detassare solo gli investimenti scelti dal Governo è una forma odiosa di interventismo. Se si dovessero esentare i soli investimenti in Italia, si andrebbe a rischio di infrazione delle regole europee. Preoccupa la filosofia: il Governo sembra convinto che aumentando i costi nell’allocazione del risparmio, si finisca per stimolare i consumi. Il rischio è che invece di investire nei fondi pensione, molte famiglie ricorrano agli investimenti fai da te, magari comprando titoli di stato di Paesi emergenti, o mettendo i soldi sotto il materasso”.

Chissà, forse Boeri potrà contribuire a cambiare la filosofia del governo. In Giappone, uno dei pilastri dell’Abenomics consiste nello spingere i fondi pensione pubblici a investire di più in azioni (giapponesi e non) meno in titoli di Stato.



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COMMENTI
26/12/2014 - commento (francesco taddei)

sacconi, visto che è un moderato, non farà niente. tassare il risparmio è una ulteriore vessazione agli italiani. a boeri, grande economista, nessuno ha ancora detto che l'abenomics ha fallito. come il comunismo. quelli di sinistra (boeri infatti ha fatto l'operaio) sono attaccati alle tradizioni.