BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Vincitori e vinti dell'ultima "rivoluzione" di Renzi

Pubblicazione:venerdì 26 dicembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Si poteva fare di più? Certo. Ma a quelli che ci accusano di far chiacchiere oggi presentiamo testi di legge e provvedimenti sulla carta. A quelli di destra che si lamentano rispondo: ma dove eravate in questi anni? E alla sinistra dico: ci siamo voluti noi per dare ai lavoratori la tutela dell’Aspi”. Attacca così a testa bassa Matteo Renzi (anzi, precisa il premier, “a testa alta”) al termine di un Consiglio dei ministri che, a giudicare dalla durata, non dev’essere stato né semplice, né troppo natalizio. Ma in cui sono maturate novità importanti. A partire dal nuovo regime previsto dal Jobs Act, che segna davvero un cambiamento epocale: d’ora in poi, in caso di contenzioso per un licenziamento (salvo casi ben definiti, non più del 5% sul totale) non sarà più in gioco il reintegro sul posto di lavoro, bensì l’ammontare del risarcimento che sarà compreso da un minimo di 4 mensilità a un massimo di 24. Altro tema “rivoluzionario” il ruolo dell’Aspi. Sarà l’agenzia che dovrà occuparsi della formazione e del reinserimento nel mondo del lavoro dei lavoratori licenziati.

Ma la novità più rilevante, almeno nel prossimo futuro, dovrebbe riguardare la stabilizzazione dei contratti esistenti. Dal prossimo febbraio (il tempo necessario per la pubblicazione dei testi), per un imprenditore sarà più conveniente assumere un lavoratore a tempo indeterminato piuttosto che ricorrere a un contratto di co.co.pro. o a tempo determinato. L’imprenditore potrà risparmiare un buon 30% sul costo del lavoro attivando un contratto a tutele crescenti per i lavoratori che oggi hanno rapporti diversi. Difficile, invece, che il Jobs Act possa innescare la crescita dell’occupazione in assenza di una ripresa della domanda. Ma si avvia un percorso di normalizzazione dei rapporti di lavoro, dopo anni di precarietà per i più deboli.

Queste novità rischiano di essere oscurate dal conflitto politico. Dal primo decreto attuativo emerge il fatto che resta il reintegro previsto dall’articolo 18 in caso di licenziamenti economici illegittimi. La linea di Angelino Alfano e di Ncd, che alla vigilia aveva minacciato lo strappo, esce dunque sconfitta. Nel decreto, infatti, non compare il cosiddetto opting-out, ossia la possibilità per il datore di lavoro di aggirare il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento ingiustificato versandogli un super-indennizzo. “Agendo diversamente - ha spiegato Renzi - avremmo varcato i confini della delega assegnataci dal Parlamento”. A questo punto c’è da attendersi però la reazione del Nuovo CentroDestra. Maurizio Sacconi, in particolare, aveva insistito sul superamento definitivo dell’articolo 18 minacciando altrimenti la caduta del governo “per mancanza di credibilità”. Non è previsto neanche il licenziamento per “scarso rendimento”, ma il datore di lavoro, ha fatto notare Renzi, può comunque intervenire con l’arma del licenziamento economico. Le regole varranno anche per i licenziamenti collettivi.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
26/12/2014 - commento (francesco taddei)

sacconi, visto che è un moderato, non farà niente. tassare il risparmio è una ulteriore vessazione agli italiani. a boeri, grande economista, nessuno ha ancora detto che l'abenomics ha fallito. come il comunismo. quelli di sinistra (boeri infatti ha fatto l'operaio) sono attaccati alle tradizioni.