BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dagli Usa al Giappone, le "bufale" spacciate dai giornali

Pubblicazione:sabato 27 dicembre 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 27 dicembre 2014, 9.05

Infophoto Infophoto

Esattamente come l’esaltazione keynesiana della politica della Bank of Japan, altro mito da sfatare. Ieri la Borsa di Tokyo ha infatti chiuso le contrattazioni in leggero rialzo seguendo le indicazioni macroeconomiche che segnalano un ulteriore rallentamento dell’inflazione giapponese, con l’indice Nikkei che ha guadagnato 10,2 punti (+0,1%) fermandosi a quota 17818,96 punti, portando l’aumento di questa settimana borsistica all’1,1%. Il mercato finanziario giapponese continua a essere supportato dalle aspettative di ulteriori miglioramenti economici nell’anno che sta per cominciare, sebbene restino alcune preoccupazioni rispetto ai livelli dell’export nipponico: i dati resi noti ieri sull’inflazione core di novembre mostrano una diminuzione al 0,7%, il livello più basso da più di un anno e ben al di sotto del target del 2% della Bank of Japan. Che successone l’Abenomics!

In compenso un risultato lo ha ottenuto, ovvero schiantare del tutto le dinamiche del mercato obbligazionario. Mentre infatti il mondo intero celebrava il Natale e la Cina evitava qualche default imminente, grazie alla decisione della Banca del Popolo di spedire a zero i tassi di riserva dei depositi non bancari, il Giappone si godeva le conseguenze della scelta di monetizzare al 100% tutte le emissioni lorde di bond sovrani, visto che il ministero delle Finanze ha non solo piazzato 22 miliardi di dollari di obbligazioni a due anni con rendimento negativo del -0,003%, primo caso di bond governativo non a breve termine che sconfina in quel territorio, ma ha anche visto il titolo a 10 anni prezzare uno yield dello 0,31%, record al ribasso dall’aprile 2013 (come si può notare nel grafico a fondo pagina) quando la Bank of Japan annunciò l’inizio del programma di stimolo. E attenzione, qui siamo alla follia pura: se infatti i rendimenti negativi sono ormai un classico sulla curva obbligazionaria nipponica, con i bill a 3 mesi e un anno che restano sotto quel livello da gennaio, il continuo aumento di prezzo e calo di rendimento su altri settori della curva ci confermano soltanto una cosa, ovvero la carenza a livello globale di collaterale di alta qualità (un qualcosa che nel 2015 peggiorerà per un ulteriore 20%) dovuta alla scelta delle banche centrali di inondare i mercati, potenziale detonatore in negativo della volontà attuale delle stesse di portare a un aumento artificiale dei rendimenti per “confermare” a livello globale che una reflazione è già in atto.

Questo perché il Giappone non è il solo caso: lo yield del Bund a due anni è rimasto negativo da agosto in poi, mentre per quanto riguarda il debito svizzero il rendimento è negativo anche sulla note a 5 anni. Ecco gli effetti, gli unici, della politica della Bank of Japan sui mercati: distorsione. Il perché è presto detto, visto che la Banca centrale nipponica con la sua espansione del programma di acquisti fino alla monetizzazione del 100% delle emissione lorde del 2015 ha innescato anche un’altra dinamica: Tokyo sta infatti comprando non solo i propri bond, ma anche quelli già esistenti sul mercato privato, di fatto permettendo ai soggetti da cui acquista titoli l’operatività sul mercato verso altre securities. Ciò, garantisce liquidità attraverso l’acquisto di propri titoli di debito e con quella liquidità i soggetti privati possono comprare altro.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >