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SPY FINANZA/ Dagli Usa al Giappone, le "bufale" spacciate dai giornali

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Insomma, Tokyo sta comprando tutto, in maniera diretta o indiretta, basti vedere il dato in base al quale i fondi pensione nipponici nel terzo trimestre di quest’anno hanno acquistato securities non giapponesi per 18,6 miliardi di dollari, il dato maggiore dal 1998 e sette volte tanto rispetto al secondo trimestre. E cosa ha permesso loro di fare questo? Il fatto di aver venduto 2,85 triliardi di yen di bond nipponici nei tre mesi conclusisi il 30 settembre, un massimo storico e il doppio di quanto scaricato nel secondo trimestre. E a chi hanno venduto? Ma alla Bank of Japan, ovviamente! La quale, così facendo, non solo ha acquistato ma ha anche ucciso il mercato, perché continua ad alzare l’asticella della domanda di prezzo per i bond governativi lungo tutta la curva, schiantando i rendimenti: insomma, compra solo lei e a ogni prezzo, quindi se ancora esistesse una logica di mark-to-market oggi nessuno saprebbe in realtà quale sia il reale valore di quella carta, non avendo essa di fatto un mercato privato e libero ma solo statale e monopolistico.

Capite ora perché tutti, da Krugman a Goldman Sachs, tifano per l’Abenomics e anzi chiedono sempre maggiori implementazioni degli acquisti? Perché, indirettamente, la Bank of Japan sta comprando anche securities straniere per un ammontare record, triliardi di acquisti di titoli: una manna per chi vuole vincere facile. Quindi, in parole povere, fino a quando i tassi giapponesi continueranno a scendere grazie agli acquisti della Bank of Japan, le equities a livello globale continueranno a salire, sfondando record dopo record: siamo alla sperimentazione faustiana di un mercato globalizzato di sistema monetario in cui nulla più conta, tanto meno i fondamentali, se non l’operato delle banche centrali.

Così facendo però la Bank of Japan sta giocando con il fuoco: se infatti essere bullish sul Giappone è una moda da almeno due anni, con gli investitori esteri che pesano per il 60% del trading sulla Tokyo Stock Exchange, a oggi l’obiettivo di alzare il tasso di inflazione non è affatto raggiunto, anzi. Ma se questo invece, proprio a causa della politica della Bank of Japan, dovesse accadere in maniera troppo repentina, a cosa andremmo incontro? A un aumento drastico dei tassi giapponesi che inneschi una crisi fiscale, il tutto in un contesto di ratio debito/Pil che per Tokyo parla la lingua del 250%: capito perché anche il decennale nipponico ha il rendimento ai minimi? Bufale amici miei, bufale ovunque. O mezze verità.

Come quella che vede il rublo aver guadagnato il 34% nelle ultime due settimane, di fatto facendo evaporare la drammatica erosione del tasso di cambio sul dollaro vissuta a dicembre e facendo gridare molti alla vittoria di Vladimir Putin contro l’attacco speculativo occidentale. Le cifre sono vere, peccato ne manchino altre: ovvero il fatto che per raggiungere questo mero risultato di quasi stabilizzazione, nella settimana terminata il 19 dicembre la Banca centrale russa ha bruciato riserve pari a 15,7 miliardi di dollari, il calo settimanale più netto dal giugno 2009, tale da lasciare il numero finale di quanto in cassa sotto quota 400 miliardi di dollari. Certo, sempre un bell’ammontare, tanto più che i cds parlano implicitamente di una possibilità di default per il prossimo anno solo al 5%, contro invece il 25% di chi vede una ripresa ma per essere stata solo una battaglia, e non la guerra, vincerla è costata parecchio. E la parola fine non è affatto scritta.

Ma si sa, certe verità sono scomode da dire. Vale anche per la valuta ucraina: sapete quanto è costato mantenere stabile il suo tasso di cambio fino al voto per la rielezione del governo fantoccio di Kiev, facendo credere alla gente che ci si poteva fidare dei pupazzi manovrati dal Dipartimento di Stato Usa? Per l’esattezza 3,8 miliardi di dollari di riserve bruciate per stabilizzare artificialmente il cambio, salvo poi tornare subito a crollare, come ci dimostra questo grafico. Ma tranquilli, in questo mondo eterodiretto, da finanza e banche centrali, ci penserà il Fmi a indennizzare i bravi burattini ucraini. Aprite gli occhi.

 

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