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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Sapelli: il risiko di Putin "stordisce" Usa e Ue

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In Russia quella facezia si chiamava prima Kgb, poi Fsb, ossia la parte più intelligente, colta e cosmopolita (e crudele) dell’apparato centrale russo. Questa parte dell’apparato, che era divenuto un ceto e forse anche una classe sociale, non poteva che vedere come fumo negli occhi quell’ubriacone di Eltsin e tutte le sue privatizzazioni che avevano venduto le ricchezze del Paese o agli amici degli ubriaconi o ai giovani e spregiudicati compagni del partito che a quegli ubriaconi si erano uniti per arricchire se stessi. Bisognava farla finita e l’ascesa di Putin altro non era che quello che oggi è: la riaffermazione della potenza dello Stato tecnocratico-ammnistrativo sorretto dal potere militare, dai servizi segreti e dalla potente scuola del ministero degli Affari esteri guidata da grandi personaggi come Molotov prima e Gromyko poi. 

In fondo si trattava e si tratta del vecchio gruppo di potere, che continua a riprodursi, che si era opposto all’intervento in Afghanistan, e che fu sconfitto dalla burocrazia di un partito che con Breznev si era via via autonomizzato in parte da queste forze e aveva perso gran parte del suo smalto dirigenziale. La debolezza della figura di Gorbaciov, che non seppe tenere assieme ciò che poteva essere tenuto assieme dell’impero, ossia tutte le Repubbliche sovietiche liberando soltanto gli stati annessi all’Urss a partire dal patto Ribbentrop-Molotov del ‘39 per finire con gli accordi di Yalta del 1945. 

L’Europa e gli Stati Uniti non hanno mai compreso questo movimento storico della Russia profonda. Le uniche forze che lo hanno compreso sono state la destra gaullista francese, com’è noto, l’astuzia brianzola di Berlusconi, e ora l’ha rapidamente capito Prodi, che si lancia infatti in uno sforzo di mediazione che ha dietro di sé l’astuzia imprenditoriale di Renzi e le pressioni di coloro che sanno senza aver mai letto Montesquieu e le sue pagine sul doux commerce che è solo continuando a scambiare merci che si ammansiscono gli orsi, così come del resto sembra abbiano recentemente imparato gli americani rispetto al gattino cubano. 

L’ultimo discorso alla nazione che Putin ha fatto recentemente di fronte a 1500 giornalisti che l’hanno sommerso di domande e di critiche come mai era accaduto prima, salvo forse alla penultima riunione del famoso Valdai Club a cui anch’io partecipai, è un segno evidente dell’inizio di quella strategia mediatica cui prima ho fatto cenno. Il Valdai Club era un’istituzione nata circa un decennio fa che chiamava a raccolta poche decine di intellettuali e giornalisti per incontrare nel corso di una settimana l’elites russe e per un giorno e mezzo lo stesso Putin. Già da allora iniziò la campagna di fumo mediatico quando si improvvisò una seduta aperta anche ai dissidenti e alla non annunciata ma improvvisa partecipazione di Francois Fillon, grande neogaullista, e di Romano Prodi, annunciato come il sostituto del vecchio amico Silvio Berlusconi, impedito a partecipare per la recente condanna. 

Perché racconto queste storielle? Le racconto perché è mia convinzione che da circa un paio d’anni Putin e i suoi sodali dell’ex Kgb, che hanno letto il Tocqueville giusto e che vogliono a tutti i costi ricostruire la Russia come potenza euroasiatica non solo nazionale, hanno compreso che per far ciò dovevano sfidare l’ostilità europea che cresceva nei loro confronti sia sul piano della politica energetica, sia su quello della diplomazia internazionale, per il peso che gli ex-stati, ora liberati, del Patto di Varsavia e del Comecon esercitano sugli Usa. 


COMMENTI
29/12/2014 - Senza la Russia non c'è Europa (giovanni d'anna)

Il preclaro pensiero del prof. Sapelli, ci conferma ancora una volta che le sanzioni economiche non preparano la pace, ma solo la guerra. Non c'è futuro per un Europa unita senza un'unica politica estera, con tutto ciò che essa comporta, incentrata sulle relazioni diplomatiche ed economiche con il continente russo.Può essere di aiuto la diplomazia vaticana, ma ancor più lo sviluppo commerciale verso est.