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SPY FINANZA/ I numeri che mettono in crisi il Giappone (e Krugman)

Paul Krugman (Infophoto) Paul Krugman (Infophoto)

Vi dicono niente tutti questi dati messi assieme? A me sì. Ovvero, primo il Giappone è sulla strada del non ritorno, chi investe per professione ha già incassato il premio grosso e ora scappa a gambe levate lasciando le speranza nell’Abenomics a Krugman e ai suoi gonzi adoranti europei. Secondo, ci sarà un rimbalzo del prezzo del petrolio, ma non troppo presto: gli inflows nei fondi su titoli energetici ci sono, ma non ancora sufficienti per determinare un arco temporale, certamente qualcuno ha già intravisto il floor della crisi e comincia a comprare a prezzo di saldo titoli che poi si apprezzeranno di nuovo nell’arco di uno-due anni massimo fino a raddoppiare l’investimento, probabilmente lasciando perdere per ora quelli legati allo shale oil. Terzo, la Fed farà un nuovo ciclo di Qe, ma prima farà spaventare tutti con un rialzo dei tassi, magari solo annunciato o minacciato ad hoc e questo lo conferma la fuga di capitali dai fondi che trattano i mercati emergenti, i primi a pagare il conto alle mosse della Federal Reserve attraverso il deprezzamento selvaggio delle loro valute e quindi l’aggravamento della loro situazione debitoria in dollari.

Quarto, in un contesto simile ritengo che eventuali decisioni della Bce al prossimo vertice del 22 gennaio non saranno comunque annunciate ufficialmente: se il Giappone grippa e il mercato comincia a scontare quel calo continuo dei tassi obbligazionari, Mario Draghi dovrebbe comprare per un ammontare pari almeno a quello della Fed per evitare che la crisi entri in una spirale recessiva. E questo è impossibile. Quinto, oggi il Parlamento greco sarà chiamato al terzo voto per l’elezione del presidente della Repubblica, quello definitivo per scongiurare l’ipotesi di elezioni anticipate da qui a un mese. Tranquilli, il governo troverà i numeri per ottenere la maggioranza semplice. Se così non fosse, allora è tutto preordinato per anticipare il caos. E anche qualche mossa: leggi, spingere Draghi ad accelerare. Oppure a dimettersi, pronto per il Quirinale.

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