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SPY FINANZA/ Il "bluff" dietro la crisi greca

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

E quali sono queste condizioni? Ulteriori riforme del mercato del lavoro e della legislazione sindacale; ulteriore riforma del sistema pensionistico; ulteriori tagli al budget. Non male, non pensate? Insomma, la Germania dice chiaro che se anche la Grecia fallisce non saranno gli altri a pagare e Goldman fa notare che per salvarsi Atene ha già a disposizione i fondi ma deve ottemperare alle richieste di Fmi e Ue: a vostro modo di vedere, non si tratta di un ricatto geniale destinato a tagliare le gambe a Syriza? 

Se questo non bastasse, poi, potrebbe accadere anche dell'altro. Ovvero, la fine dell'utilizzo dei fondi di liquidità di emergenza Eladella Bce nei confronti della banche greche, un qualcosa che non a caso Goldman ha sottolineato, ricordando come l'epilogo di una tale evenienza non potrebbe che essere la deriva cipriota. Questa volta, infatti, se il governo greco dovesse essere a guida socialista estrema e dovesse davvero ingaggiare uno scontro con i creditori internazionali e i soggetti ufficiali - vedi Bce e Fmi - non basterebbero certo le emissioni di debito a breve garantito dal governo per operazioni repo presso la Bce - trucchetto usato nel 2011 e 2012 - a mantenere liquide le banche elleniche e garantire al governo i fondi necessari al finanziamento. 

Tanto più che il sistema bancario greco deve restare ampiamente liquido non solo per offrire potenziali risorse per aiutare una riduzione dei rischi di finanziamento per il debito sovrano, ma anche perché già oggi è molto dipendente da securities emesse o garantite dal governo per mantenere costante il livello attuale di liquidità: insomma, ancora una volta il bersaglio è in posizione. E il piano appare davvero preparato con attenzione, perché nella parte finale del suo report Goldman Sachs sposa in pieno la tesi di Hans Michelbach citata all'inizio dell'articolo: gli assets europei subiranno danni un potenziale defualt greco? Per la banca d'affari è «altamente improbabile. Certo, le pressioni in arrivo dalla Grecia potrebbe colpire nazioni periferiche come Irlanda e Portogallo che hanno già vissuto programmi di salvataggio, ma ci sono accordi che rendono possibile evitare la trasmissione a livello locale dello shock. Dal nostro punto di vista, la Bce sta per far partire il suo programma di ampi acquisti di securities legate al debito sovrano come parte della sua politica monetaria per la prima metà del 2015 e crediamo che l'instabilità greca non minerà questa decisione verso il Qe». 

Anzi, aggiungo io, potrebbe farla aumentare e accelerare, cosa che a chi ha in portafoglio miliardi di titoli come Goldman non può che fare piacere. E per finire, «c'è ovviamente un rischio di contagio più ampio, in caso fosse messa in dubbio la permanenza stessa della Grecia nell'euro, ma noi pensiamo che ci sia una bassissima probabilità che questo evento accada, visto che la maggioranza della popolazione greca è ancora in favore della partecipazione all'eurozona e tutti i principali partiti politici greci attualmente ritengono il "Grexit" un qualcosa di indesiderabile». 

Guarda caso, poi, con i tre fallimenti del Parlamento greco è stato possibile convocare subito le nuove elezioni, le quali si terranno solo tre giorni dopo la riunione del board della Bce, quella durante la quale molti si attendono l'annuncio di Mario Draghi rispetto al lancio del Qe: che combinazione, che coincidenza. Guarda caso, dopo aver toccato il -11%, la Borsa di Atene alle 3 del pomeriggio aveva già dimezzato le perdite, scese in area 5,70%, arrivando a chiudere le contrattazioni a -3,91%: il mercato aveva ragionato sui pro e i contro nel frattempo? Tranquilli, è già tutto deciso. E io ve lo avevo detto con largo anticipo, esattamente il 14 aprile di quest'anno in questo articolo: sarò anche un catastrofista senza redenzione, ma ogni tanto ci prendo. 


COMMENTI
30/12/2014 - glie lo spiego io (Claudio Baleani)

Quando un paese come la Germania diventa baricentrico e fondamentale per la stabilità politica ed economica in Europa si deve prendere le sue responsabilità. Ecco il perché bisogna aiutare la Grecia. Sostenere la Grecia con soldi veri e non facendo lo strozzinaggio non è un dovere verso la Grecia, che non sta simpatica a nessuno perché sono una manica di imbroglioni, ma verso sé stessi. Altrimenti si verifica quello che è già successo proprio con la Germania che ha fatto guerra a tutti e spesso per ragioni formalmente legali fino al 1918 e con Hitler formalmente illegali (ma tanto alla legalità non ci credeva più nessuno). Ci sono ragioni che premiano lo stare insieme. Gli americani hanno regalato una barca di soldi per ricostruire l'Italia e la Germania che gli avevano fatto guerra. Perché l'hanno fatto? Perché hanno capito che erano rimasti gli unici a garantire un minimo di stabilità e si sono presi le loro responsabilità. I tedeschi sono invece dei pazzi che espongono milioni di persone alla povertà pur si salvare anche un solo centesimo delle loro banche, come hanno fatto con la Grecia e fanno continuamente anche con noi. Ma questo giochetto pericoloso finora gli è sempre esploso tra le mani perché il mondo non è sempre disponibile a farsi comandare da un impero mono-etnico, razzista ed autoritario.

 
30/12/2014 - commento (francesco taddei)

con le pensioni contributive anziché retributive ciò che il governo mette in tasse (per gli sprechi, chiamiamoli col loro nome) viene tolto al mio stipendio e alla mia pensione. allora perché i cattivoni tedeschi dovrebbero far pagare di più (e impoverire) i loro cittadini attraverso più inflazione, come fanno gli italiani, caricando il debito sulle spalle dei loro figli?