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SPY FINANZA/ Il "bluff" dietro la crisi greca

La Grecia è pronta a tornare alle urne il prossimo 25 gennaio. Per MAURO BOTTARELLI tutto risponde a un piano preordinato che sfrutta la situazione del Paese ellenico

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Non lo credevo possibile, invece è successo: il Parlamento greco non ha trovato l'accordo sul nuovo Presidente nemmeno alla terza chiama, quindi si va a elezioni anticipate il 25 gennaio prossimo. E adesso? Come vi dicevo ieri, questo significa che è tutto preordinato. A descrivere la situazione per quella che realmente è ci ha pensato domenica, ovvero il giorno prima del voto di Atene, un eminente membro del partito di Angela Merkel, Hans Michelbach, il quale ha sentito il bisogno di rendere noto con un comunicato via mai il suo pensiero al riguardo. Eccolo: «La prospettiva di un default greco non rappresenta più una preoccupazione per gli altri paesi membri dell'eurozona perché le banche hanno tagliato le loro detenzioni di bond ellenici. Ogni speranza che i partner internazionali paghino il prezzo del fatto che i politici greci si rifiutino di portare a termine le riforme è mal riposta. Sarebbe infatti la popolazione greca la principale vittima del default, per evitare il quale la Grecia dovrebbe privatizzare ulteriormente il suo settore pubblico». 

Uno con le idee chiare, non c'è che dire. D'altronde, i numeri davano una prima conferma: nel momento della terza fumata nera al Parlamento di Atene, lo spread tra decennale greco e Bund prendeva 70 punti base raggiungendo quota 861, con la carta ellenica a 10 anni che pagava oltre il 9,5% di rendimento, livello che non si vedeva dal settembre 2013, la curva dei rendimenti radicalizzava la sua inversione e vedeva il titolo a 3 anni prezzare un rendimento record post-salvataggio del 12%, mentre lo yield del Bund piombava al livello record dello 0,563%. In Borsa, scesa fino a -11% subito dopo il voto parlamentare, crollavano i titoli delle banche greche, con Eurobank Egasias a -23%, Piraeus Bank a -21%, la National Bank of Greece a -18% e Alpha Bank a -17%. 

Certo, anche Milano e Madrid, le madrine delle Borse periferiche, cadevano e male, ma qualcosa nell'aria faceva capire che quanto accaduto non stupiva veramente i grandi players, anzi li compiaceva come se un grande ed elaborato piano vedesse un nuovo tassello andare al suo posto in vista del trionfo finale. Già, perché se l'eminente politico tedesco con le sue frasi fa capire come a Berlino non si tema affatto né il voto, né tantomeno la possibile vittoria di Syriza, nottetempo un altro soggetto si era espresso su quanto sarebbe successo di lì a poche ore ad Atene: Goldman Sachs, ovvero l'ex datore di lavoro di Mario Draghi. 

E cosa diceva la potente banca d'affari Usa? Quanto di fatto io vi dico da qualche mese a questa parte e che lo scorso 4 ottobre Standard&Poor's predisse chiaramente: la Grecia farà default entro massimo 15 mesi. Ma c'è di più, la banca d'investimento si spinge oltre e sembra prefigurare quanto minacciato poco tempo da Jean-Claude Juncker quando invitava i greci a «non sbagliare il voto»: ovvero, «in caso di un serio scontro tra governo greco e creditori internazionali, l'interruzione dell'offerta di liquidità della Bce verso le banche greche potrebbe portare a una sorta di "blocco bancario" in stile cipriota ma molto più prolungato. E a quel punto, le paure dei mercato per i rischi di una potenziale uscita dall'euro saliranno». 


COMMENTI
30/12/2014 - glie lo spiego io (Claudio Baleani)

Quando un paese come la Germania diventa baricentrico e fondamentale per la stabilità politica ed economica in Europa si deve prendere le sue responsabilità. Ecco il perché bisogna aiutare la Grecia. Sostenere la Grecia con soldi veri e non facendo lo strozzinaggio non è un dovere verso la Grecia, che non sta simpatica a nessuno perché sono una manica di imbroglioni, ma verso sé stessi. Altrimenti si verifica quello che è già successo proprio con la Germania che ha fatto guerra a tutti e spesso per ragioni formalmente legali fino al 1918 e con Hitler formalmente illegali (ma tanto alla legalità non ci credeva più nessuno). Ci sono ragioni che premiano lo stare insieme. Gli americani hanno regalato una barca di soldi per ricostruire l'Italia e la Germania che gli avevano fatto guerra. Perché l'hanno fatto? Perché hanno capito che erano rimasti gli unici a garantire un minimo di stabilità e si sono presi le loro responsabilità. I tedeschi sono invece dei pazzi che espongono milioni di persone alla povertà pur si salvare anche un solo centesimo delle loro banche, come hanno fatto con la Grecia e fanno continuamente anche con noi. Ma questo giochetto pericoloso finora gli è sempre esploso tra le mani perché il mondo non è sempre disponibile a farsi comandare da un impero mono-etnico, razzista ed autoritario.

 
30/12/2014 - commento (francesco taddei)

con le pensioni contributive anziché retributive ciò che il governo mette in tasse (per gli sprechi, chiamiamoli col loro nome) viene tolto al mio stipendio e alla mia pensione. allora perché i cattivoni tedeschi dovrebbero far pagare di più (e impoverire) i loro cittadini attraverso più inflazione, come fanno gli italiani, caricando il debito sulle spalle dei loro figli?