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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Dalla Grecia alla Cina, i segnali di una nuova crisi per il 2015

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Azione che con un uomo come Mario Draghi alla presidenza della Repubblica sarebbe ancora più incisiva: forse, ieri sul mercato si è comprato più l'addio del governatore della Bce che la fuffa del governo. Anzi, senza forse, ammesso e non concesso che non siano state solo le nostre banche ad acquistare a quel rendimento record, altrimenti potrebbero svegliarsi con un brutto incubo dopo la riunione del board dell'Eurotower del 22 gennaio. 

Ma attenzione, perché la Grecia è la classica pagliuzza nell'occhio altrui che ci distrae dalla trave nel nostro. Nel silenzio generale dei grandi media, infatti, qualcuno sembra decisamente intenzionato a prepararsi per una crisi in grande stile. Il mese scorso vi avevo infatti parlato della decisione dell'Olanda di rimpatriare parte del suo oro fisico stoccato presso la Fed di New York, scelta che portò a un calo di 42 tonnellate sul totale detenuto nei caveau d'Oltreoceano, il singolo ritiro di materiale più grande dal 2001 e che segnò un calo generale dell'oro estero detenuto in America di 119 tonnellate, il maggior dal crollo di Lehman Brothers. 

Ieri, però, abbiamo scoperto dell'altro, stando proprio a dati della Fed sull'oro estero stoccato presso di sé: ovvero, che non solo l'Olanda sta rimpatriando. Con un dato per novembre di 8,184 miliardi di dollari di controvalore e 6029 tonnellate d'oro, significa infatti che il mese scorso altre 47,1 tonnellate d'oro sono state ritirate dalla Fed di New York, il più grande outflow mensile da inizio secolo che ha portato il totale di quanto detenuto nei caveau newyorchesi ai minimi dal 2000 a oggi, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. 

Ora, calcolando al netto il rimpatrio già avvenuto da parte degli olandesi, chi sta riportandosi a casa l'oro a questo ritmo? L'Austria? Il Belgio? O forse la Germania ha superato le difficoltà logistiche e diplomatiche riscontrate e sta implementando il suo piano di ritiro? Di certo sappiamo solo che non si tratta dell'Ucraina, il cui oro al limite è arrivato da poco negli Usa e nemmeno dell'Italia, visto che da noi l'argomento è tabù: chi ritiene più sicuro riportare a casa il proprio ora? E perché proprio adesso? 

Una risposta indiretta, forse, ce la può offrire il Giappone, il grande malato che si aggrava di giorno in giorno. Già, perché al netto della propaganda keynesiana, gli investitori esteri sembrano aver capito che l'esperimento di Shinzo Abe è destinato a terminare in un bagno di sangue e si regolano di conseguenza. Dopo aver pompato liquidità come non ci fosse un domani nei titoli giapponesi lo scorso anno, infatti, gli investitori stranieri stanno scappando e come dei pazzi: gli inflows nel mercato nipponico sono infatti calati del 94% a quota 898 miliardi di yen (7,5 miliardi di dollari), un tasso tale da portare il livello di investimento estero annuale ai minimi dall'inizio della crisi nel 2008, come ci mostra il secondo grafico a fondo pagina. 

Quindi, ora si capisce il vero intento dei sempre maggiori stimoli voluti dal governo: mantenere in piedi la facciata, ovvero fare in modo che la Bank of Japan compri tutto il comprabile e non faccia crollare, dopo il mercato obbligazionario, anche l'indice Nikkei. Il perché è presto detto e non da me ma da Ayako Sera, strategist alla Sumitomo Mitsu Trust, azienda che gestisce assets per 325 miliardi di dollari: «Dobbiamo vedere e far vedere una politica in base alla quale la crescita non sia dipendente unicamente dallo stimolo monetario, ma non c'è nulla di tutto questo all'orizzonte. Penso che sarà dura per i titoli azionari continuare a salire e quindi anche l'interesse degli investitori esteri per essi sarà duro da far ritornare. Servono cambiamenti profondi, ma il cambiamento non è il forte dei giapponesi, detto questo i nostri titoli azionari hanno perso il loro posto tra i leader globali del mercato». 

 

 


COMMENTI
31/12/2014 - Nel 2015 saranno come sempre i poveri a pagare? (Carlo Cerofolini)

(Petrolini dixit) e questo è quello che probabilmente accadrà, soprattutto nel 2015, quando facilmente ne vedremo delle brutte, specie in Italia, considerato i (s)governanti che abbiamo. Quosque tandem…