BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dalla Grecia alla Cina, i segnali di una nuova crisi per il 2015

Pubblicazione:mercoledì 31 dicembre 2014

Infophoto Infophoto

Ricordate di cosa vi ho parlato ieri, ovvero della previsione di Goldman Sachs in base alla quale in caso di prolungato scontro tra il nuovo governo greco e l'Ue si potrebbe verificare l'interruzione del flusso di liquidità dalla Bce alle banche elleniche e quindi un prolungato scenario cipriota? Bene, non è un'ipotesi remota. Anzi, ad Atene l'avevano già messa in conto, visto che il ministro delle Finanze, Gikas Hardouvelis, domenica - ovvero 24 ore prima della terza fumata nera in Parlamento per l'elezione del nuovo Presidente - aveva sentito il bisogno di rassicurare i cittadini con queste parole: «Stiamo preparandoci all'evenienza di un voto negativo del Parlamento e alle sue conseguenze, abbiamo già reso operative leggi per la salvaguardia dei depositi bancari e siamo in costante contatto con i nostri partner europei. Il governo resterà allertato e vigilante». Ma c'è di più, alla domanda su cosa succederebbe in caso di elezione di un governo ostile alle politiche della Troika, il ministro ha chiaramente ammesso l'impotenza del suo Paese: «La chiave per evitare problemi per la nostra economia nel 2015 e in futuro è nelle mani della Bce. Loro possono facilmente e repentinamente bloccare il finanziamento alle nostre banche e strangolare la nostra economia in un attimo». 

È proprio vero? Sì e no. Nel senso che potenzialmente e sulla carta i rapporti di forza sono in effetti questi, ma c'è una variabile che tutti dobbiamo tenere bene mente: ora come ora, le mani della Bce sono quanto mai legate, poiché l'ultima cosa che Mario Draghi può permettersi di fare è monetizzare apertamente il debito periferico attraverso l'acquisto di bond sovrani nel momento in cui la Grecia può far detonare le già enormi detenzioni di obbligazioni elleniche in pancia all'Eurotower, minacciando oltretutto un haircut che andrebbe a colpire lo stato patrimoniale della Bce, se anche il settore ufficiale venisse coinvolto nella ristrutturazione. Una scelta simile, potrebbe costare il posto a Mario Draghi e offrire alla Bundesbank la sua testa su un piatto d'argento. 

Di più, se per caso la Grecia decidesse di fare default selettivo - come vi dicevo ieri, una scelta non peregrina per Stati con grande indebitamento che raggiungono un avanzo primario - quei miliardi di bond ellenici in mano a Bce e Fmi passerebbero da un valore di parità a zero in una notte, squassando i bilanci e di fatto confermando la leva negoziale nelle mani di Atene. Ecco quindi che con la Bce fuori dal potenziale quadro di intervento di salvataggio l'ipotesi cipriota potrebbe sostanziarsi nel momento in cui la vittoria di Syriza dovesse creare più noie di quante la Germania abbia voglia di sopportare: la Grecia può sì cercare il bluff con Mario Draghi, ma non con la Bundesbank. 

Sarà, ma vedo il governatore della Bce in equilibrio sempre più precario: basterebbe un guaio in Grecia e magari una situazione di emergenza in Italia a livello finanziario per fare in modo che il richiamo della patria ferita divenga irresistibile per l'ex dipendente Goldman, destinato a guidare invisibilmente la mano della Troika dal Quirinale. Ieri, guarda caso, nell'ultima asta dell'anno il Tesoro ha collocato per la prima volta nella storia il Btp a dieci anni sotto la soglia del 2% di rendimento, esattamente all'1,89%: cosa significa questo? Che i mercati stanno comprando il Jobs Act di Matteo Renzi e del governo, stanno facendogli campagna elettorale promuovendo la sua azione riformatrice. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
31/12/2014 - Nel 2015 saranno come sempre i poveri a pagare? (Carlo Cerofolini)

(Petrolini dixit) e questo è quello che probabilmente accadrà, soprattutto nel 2015, quando facilmente ne vedremo delle brutte, specie in Italia, considerato i (s)governanti che abbiamo. Quosque tandem…