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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Euro, una doppia "fregatura" per l'Italia

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Certo, ma i problemi dell’Italia non si risolvono con la politica monetaria, tutt’al più in questo modo si possono tamponare. Fino a quando non faremo le riforme strutturali continueremo a essere nei guai. Noi adesso diamo la colpa all’euro, e può anche darsi che in parte sia vero, ma nascondersi dietro l’euro è solo controproducente. L’Italia si trascina problemi di bassa produttività da decenni. Anzi l’euro per certi versi ha nascosto la dimensione del problema, perché nel momento in cui siamo entrati nella moneta unica ci siamo trovati con tassi d’interesse molto più bassi.

 

Da che cosa dipende la bassa produttività dell’Italia?

Tra le concause ci sono il sistema giudiziario inefficiente e un sistema bizantino di regolamentazione burocratica. A pesare molto è anche un fisco perverso, nel senso che le leggi cambiano ogni cinque minuti e la pressione fiscale è molto alta, chiunque faccia impresa non sa quale sarà la struttura fiscale tra due o tre anni. A ciò si aggiungono un mercato del lavoro iper-regolamentato e un sistema scolastico che non funziona, perché non prepara al mondo delle professioni. Ci mancano l’istruzione tecnica e il peso sulla parte scientifica e operativa.

 

Se questi sono i problemi dell’Italia, perché l’Eurozona cresce meno di Asia e Stati Uniti?

Per una scelta se vogliamo ideologica. Noi europei negli ultimi 40 anni, tra efficienza ed equità, abbiamo sempre dato la priorità alla seconda. Ci va bene uno Stato che sia un po’ “mamma” e un Welfare State esteso anche se a danno dell’efficienza. Vogliamo dare garanzie anche a costo di produrre iper-regolamentazione. Possono essere scelte giuste o sbagliate, ma non sono gratuite, in quanto se noi vogliamo avere uno Stato sociale esteso, diritti per i lavoratori e garanzie di tutti i tipi, poi la produttività, l’efficienza e la crescita ne risentono.

 

(Pietro Vernizzi)

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