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SPY FINANZA/ Il crollo del rublo che fa tremare la Russia

Pubblicazione:giovedì 4 dicembre 2014

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Guardate il grafico a fondo pagina, ci dimostra - come vi ho già detto ieri - che il Paese che sta soffrendo di più per la crisi petrolifera è il Venezuela, il cui cds a 5 anni parla la lingua di una possibilità di default dell’83% entro quell’arco temporale, mentre a un anno siamo al 24%, dieci volte la probabilità della Russia tanto giubilata. Ma in quel grafico, come vedete, ci siamo anche noi, insieme a Spagna, Brasile, Portogallo, Russia e Ucraina. Bene, Mosca sul cds a 5 anni prezza 354, noi 102, la Spagna 98 e il Portogallo 202. Con lo spread a 126, però, non dovremmo affatto essere a quel livello. Attenzione, quindi, perché chi tiene le redini del gioco sa che bisogna guardare i dati macro e soprattutto il sistema bancario, non lo spread tenuto basso dagli acquisti sottobanco di Mario Draghi. Il quale, oggi, si gioca la larga parte della sua credibilità residua nella riunione del board. E anche parte del nostro futuro.

 

P.S.: E tanto per farvi capire come gira il fumo là fuori, nelle sale trading e nei lindi uffici al trentesimo piano di qualche grattacielo, ecco l’esempio. Goldman Sachs - e chi se no - ha battuto tutti sul tempo e ha indossato i panni del cavaliere bianco, comprando dal Venezuela debito per un controvalore di 4 miliardi di dollari in obbligazioni petrolifere nei confronti della Repubblica domenicana attraverso Petrocaribe per la fornitura di greggio al 41% del suo valore. Insomma, sfruttando la disperazione delle casse di Caracas, aggravata ora dal crollo del prezzo del petrolio, Goldman si è garantita un guadagno del 59%, pari a 2,360 miliardi a fronte del pagamento al Venezuela di soli 1,750 miliardi di dollari: di più, fonti vicine all’accordo hanno confermato che il governo venezuelano e la banca d’affari stanno discutendo per un possibile nuovo accordo anche riguardo il debito petrolifero verso le Giamaica.

Certo, il debito è a 20 anni, ma lo sconto ricevuto è pazzesco, completamente fuori mercato: ma si sa, quando un Paese le cui vendite di petrolio generano il 95% dei dollari che entrano nel sistema, va in crisi deve liquidare gli asset che ha per ottenere flussi di denaro, in fretta e quasi a qualsiasi condizione. E si sa, quando serve Goldman Sachs è un bancomat fantastico e sempre operativo: con interessi un po’ alti, ma questo è il mercato.

 



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