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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "rinvio" di Draghi che ci fa ancora sperare

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Non è facile, del resto, scegliere che cosa, quanto e per quanto tempo comprare, sotto i cieli di un’Europa a 18 velocità, da Atene ad Helsinky. “L’unico asset di cui non abbiamo mai parlato - dice Draghi - è stato l’oro”. In passato, si viene a sapere, si è dibattuto sull’idea di comprare dollari o sterline, un modo rapido per indebolire l’euro. Ma l’idea, pare, è stata accantonata. Ora, però, occorre scegliere tra Btp, Bonos, Oat, Bund e così via. E per quanto tempo dovrà agire il bazooka di Francoforte? Le complicazioni politiche si sommano a problemi tecnici di non facile soluzione. Ma per ora accontentiamoci della conferma, per la prima volta ufficiale, che la Bce è intenzionata a una manovra di espansione monetaria basata sui titoli di Stato.

Meglio tardi che mai, a giudicare dal bollettino sempre più triste in arrivo da Eurolandia. Certo, Draghi sottolinea che il calo del petrolio è una buona notizia per l’economia europea (10 miliardi risparmiati, il 2% del Pil dell’Unione europea). Ma comporterà anche conseguenze collaterali, a partire dal nuovo impulso al calo dei prezzi (-0,4% per quest’anno, -0,1% l’anno prossimo). Ci saranno effetti positivi per la competitività dell’export europeo, ma modesti perché accompagnati da un calo della domanda internazionale che colpirà le economie più importanti, Germania, Francia e Italia. Insomma, stavolta non esistono “buoni” e “cattivi”, bensì un generale rischio deflazione che nasce, soprattutto, dall’intransigenza di Berlino che frena lo sviluppo della domanda interna.

A Draghi non resta che ribadire il solito consiglio: “Ci vuole un decisore unico per i bilanci europei, che non sarebbe la negazione della sovranità ma una rinuncia vantaggiosa per tutti”. E difendere lo striminzito piano Juncker: “È l’unica cosa che abbiamo”. Piano, ma sempre avanti, insomma. 

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