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RAPPORTO CENSIS/ Forte: così possiamo rimediare alle "stangate" dei governi

Pubblicazione:sabato 6 dicembre 2014

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Nonostante i redditi in calo aumenta il risparmio delle famiglie per fronteggiare spese impreviste. Il capitale umano dei giovani non è utilizzato, per l’elevata percentuale di disoccupati e di Neet (i giovani che non studiano, non lavorano e non svolgono attività di formazione). Il divario Nord/Sud cresce sempre di più. Sono i dati che emergono dal 48esimo Rapporto del Censis presentato ieri al Cnel. Unica nota positiva, il Made in Italy continua a mantenere il suo grande fascino nei confronti dei mercati esteri. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

 

Che cosa ne pensa dello scenario complessivo che emerge dal Rapporto Censis?

La tassazione dei patrimoni ha generato un aumento della propensione al risparmio per rimediare alla loro perdita di valore. Le imposte sui beni immobili e il fatto che il reddito delle famiglie è diminuito porta la gente a risparmiare pensando al futuro. Le politiche degli ultimi governi italiani hanno risentito di un pregiudizio ideologico contraddetto dalle teorie della crescita, secondo cui le imposte che la danneggiano sono distorsive. La conseguenza è stata una riduzione dei consumi e un aumento del risparmio che non genera investimenti. Siccome sono questi ultimi che trainano l’economia, l’effetto della loro riduzione è quello di ritardare la crescita.

 

Quale tipo di politica economica può rappresentare una soluzione?

Come dice Draghi, occorrono misure di Quantitative easing. Dobbiamo però ricordarci della lezione di Luigi Einaudi, il quale non era contrario all’espansione in un periodo in cui c’era tutta la capacità produttiva inutilizzata. Einaudi non condivideva però l’idea che l’espansione fosse in grado di fare crescere l’economia anche in periodi di inflazione.

 

E quindi?

Il problema è che se non c’è una disoccupazione generale, le politiche espansive sono pericolose. Nel Dopoguerra Einaudi si oppose ai keynesiani americani affermando che il problema della disoccupazione non poteva essere risolto aumentando la domanda, perché all’Italia di allora mancavano materie prime e investimenti. L’espansione nel 1946 avrebbe creato una spirale di inflazione. Oggi al contrario abbiamo una spirale di deflazione, e quindi la soluzione è rappresentata dall’espansione.

 

In che modo ritiene quindi che vada attuato il Quantitative easing?


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COMMENTI
07/12/2014 - Siamo in una altro universo (Vittorio Cionini)

Non sono un economista ma ho l'impressione che fare riferimento alle teorie "classiche" e richiamare gli insegnamenti di personaggi monumentali come Luigi Einaudi non sia più adeguato ai tempi che viviamo. Allora(io purtroppo c'ero) eravamo circa due miliardi di persone di cui più della metà viveva completamente isolato da tutto. Senza strade, treni, aerei, elettricità, giornali, telefoni, radio, tv, computer etc. Per la maggior parte dell'umanità la candela di paraffina era un oggetto introvabile e comunque troppo costoso. In 50/60 anni (un attimo!) siamo quasi quadruplicati. Il contesto legislativo, sociale, economico e tecnologico è letteralmente esploso tra le nostre mani. Nessuno ha in mano le redini della situazione da tutti i punti di vista. In questo bailamme mi sembra evidente che pompare un po' di falsa moneta qua o là serva a poco o niente.