BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Lo "scivolone" di Draghi che riguarda l'Italia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

La fattispecie di cui all’art. 1, co. 1, Trattato Ue configura, invece, un’attribuzione di funzioni di governo che, alla stregua dell’individuazione di scopo di cui all’alinea dello stesso art. 1, deve favorire, anche attraverso la formazione (prima) e il mantenimento (poi) del mercato comune, la più ampia possibile esplicazione della sovranità dei popoli e la loro cooperazione solidaristica: in altri termini, tale attribuzione - che può pure qualificarsi come limitazione al diretto esercizio della sovranità nazionale, in quanto, per pari quota, esercitata in consorzio con gli altri Stati - dovrebbe fungere da apparecchiamento di strutture che, nell’affiancare gli Stati, rendendo progressivamente quiescenti la loro sovranità quoad exercitium (e non già quoad titulum), dovrebbero rendere - secondo l’ambizioso progetto comunitario - prestazioni di “agenzia”, nell’interesse dei popoli, migliori di quelle assicurate dagli Stati, secondo una misurazione che dovrebbe far capo, necessariamente, agli artt. 2 ss. Trattato Ue.

Il percorso di unificazione europea non può quindi legittimamente tralignare nella sottrazione della sovranità alle nazioni e ai popoli europei, dovendo viceversa svolgersi mediante la riorganizzazione delle forme di esercizio, culminanti nell’unificazione politica, alla quale, com’è ben noto, è (o avrebbe dovuto essere) strumentale l’unificazione monetaria con i connessi vincoli attinenti al rapporto debito/Pil e all’indebitamento e che mira, in definitiva, alla creazione di un ordinamento ex art. 11 Cost. che assicuri pace e giustizia tra le nazioni che ne sono parti. Tale percorso è tutt’ora incompiuto.

È certo ed evidente, dunque, che la perdita della sovranità nazionale evocata da Mario Draghi, non può dirsi conseguente al compimento dell’iter di unificazione, che, peraltro, quando dovesse attingersi, non potrà causare, secondo quanto si è detto, tale sottrazione. E del resto il Governatore ne individua la causa nell’eccessivo indebitamento e la soluzione nella condivisione della sovranità con “gli altri”.

Sotto il profilo giuridico - in rapporto al quale non basta la constatazione dell’indebolimento subito dallo Stato a causa del suo alto debito per ritenere che si sia prodotto un effetto giuridico, men che meno di tale portata - occorrerebbe valutare se l’indebitamento eccessivo dipenda da cause tutte imputabili alla condotta dello Stato o se ve ne siano che possano ricondursi allo svolgersi del processo di unificazione in condizioni non rispondenti alle previsioni dei Trattati e ciò per causa di eventi eccezionali ovvero per l’azione di fattori riconducibili a volontà di altri soggetti. Non è questa - evidentemente - la sede per attendere a tali valutazioni. Pare però utile segnalare, in un prossimo articolo, alcuni elementi che potrebbero contribuire all’analisi.

 

(1- continua)

© Riproduzione Riservata.