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Economia e Finanza

IDEE/ La domanda che aiuta contro la crisi

La creazione di lavori pubblici in stile keynesiano o l’afflusso di liquidità dalle banche centrali non sono soluzioni utili contro la crisi. MAURO ARTIBANI spiega perché

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Se qualcuno, di fronte a questa maledetta crisi, avesse voglia di scherzare potrebbe dire: fai fare una buca, poi falla riempire, tanto paga Pantalone. Avrai dato lavoro quindi reddito che verrà speso per fare la crescita. Pure andare in giro con l’elicottero di Friedman, guidato da Ben Bernanke, che rovescia soldi sui ben-capitati per ampliare la base monetaria e dare sostegno alla spesa, si può pensare di poter fare.

Già, quando si sta davanti a una crisi imperterrita, lunga sette anni, e latitano soluzioni non si può andare tanto per il sottile; si toglie la polvere a quelle vecchie, le si rimette in ghingheri. Gulp, un lavoro fasullo e il miracolo del denaro piovuto dal cielo. Cosa nascondono e cosa svelano tali ipotesi di scuola? L’insufficienza della domanda, cos’altro sennò? Proprio quella domanda che, se invece trova agio, tiene fluido il ciclo della produzione e fa la crescita.

Domanda insomma che senz’altro s’ha da fare, costi quel che costi! Perché, i policy-maker dell’altro ieri, di ieri, fino a quelli d’oggi, compresa la forza di quella domanda, ancor più quando viene esercitata bel oltre il bisogno, mancano di afferrarne il ruolo? Ruolo a tal punto frainteso che i keynesiani ritengono possibile che la spesa privata debba essere sovvenzionata dallo Stato, pagando magari un lavoro fasullo, e non da chi incassa gli utili da quella spesa.

I piloti di elicottero, invece, ritengono di poter dare denaro a debito per sovvenzionare spesa a debito per tutti, facendo aumentare i prezzi che riducono il potere d’acquisto. Dove sta la produttività di questo fare? Quale bene viene generato da quel lavoro e quale remunero merita? Quale cavallo, non soffrendo d’arsura, beve alla fonte del liquido monetario, ancor più offerto a debito? Come si può ritenere di dover fare “elemosina” a chi consuma affinché faccia quel che gli spetta per obbligo d’ufficio nel sistema produttivo?

Bene, anzi male, fino a quando si continuerà a ritenere quei Tizi, costretti all’indifferibilità della spesa per fare la crescita, esterni al ciclo produttivo, si farà folclore economico. Giust’appunto, come folcloristiche si mostrano le soluzioni messe sul piatto. Quell’indifferibilità deve essere esercitata per garantire la fluidità del ciclo economico. Per farlo vengono impiegate risorse di ruolo. Risorse scarse, senza un potere d’acquisto adeguato, pressoché non esercitabili.

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