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RAPPORTO CENSIS/ Giare, talenti e selfie: così il motore dell'Italia si è "ingrippato"

Pubblicazione:domenica 7 dicembre 2014

Giuseppe De Rita, presidente del Censis (Infophoto) Giuseppe De Rita, presidente del Censis (Infophoto)

A seguire, la politica nazionale, che pur dichiarando di mirare al rilancio non riesce a oltrepassare i propri confini, producendo lo stallo delle riforme necessarie. E poi le istituzioni, che hanno fatto l’Italia e oggi sopravvivono a se stesse tra cerchi magici e consulenze esterne: impossibile a questo punto non ricordare che la presentazione si svolge nella sede del Cnel, uno dei principali sponsor del rapporto, che già dal prossimo anno potrebbe non esserci più (il vicepresidente Acocella si incarica, in apertura, di un saluto “puramente formale”, forse l’ultimo prima della liquidazione dell’ente, da cui traspare tutto il disappunto).

Andando avanti, sono una “giara” le minoranze dei piccoli e medi imprenditori, che sarebbero potuti diventare la neo borghesia ma hanno preferito far prevalere il loro “gene egoista”. Un’altra è rappresentata dalla “gente del quotidiano”, ciò che resta della cosiddetta società civile, ridotta alla rivendicazione di diritti individuali e incapace di partecipazione più ampia (l’astensionismo emiliano ne è un sintomo). Ancora, c’è la giara del sommerso, fenomeno ormai strutturale, che non può essere solo etichettato moralisticamente, ma rappresenta il “riferimento adattativo” di milioni di italiani”. Infine, la giara dei media, che conoscono forti meccanismi di interazione, ma solo interna, preda di un’autoreferenzialità certificata dal crollo degli ascolti dei talk show, e ben rappresentata dalla pratica del “selfie” (chissà se a qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi fischiano le orecchie…).

Ma come rimettere in moto il nostro Paese? Nulla può essere movimentato, afferma De Rita, se non si sa verso dove: la politica deve riprendere a orientare la vita pubblica. Abbiamo quindi bisogno di politica: non di gestione del potere, che rischia di trasformarsi in autoritarismo, ma di ascolto e di indirizzo delle famiglie e delle imprese, che se ulteriormente lasciate a se stesse potrebbero cadere nelle capaci braccia del populismo. Solo una politica così intesa può scongiurare il pericolo del secessionismo: non quello naif di Bossi o Salvini, ma quello già in atto in comuni, province, regioni dove è già attivo di fatto un potere separato, spesso malavitoso. Ma per riuscirci, Renzi deve “uscire dalla giara”: in chiusura di presentazione, De Rita torna sul tema della disintermediazione, concetto già criticato in un suo editoriale su Il Corriere della Sera di qualche giorno fa, per precisare che il tentativo renziano di rilancio del primato della politica presuppone la capacità di uscire dal “gioco della sola politica”.

Chissà se il premier e il suo governo accoglieranno l’invito di De Rita, o se preferiranno prima scattarsi un altro selfie. 



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COMMENTI
07/12/2014 - De Rita (Ma BA)

Non è che a creare sfiducia degli italiani nel merito e nello studio come strumenti per farsi strada nella vita contribuisca anche il fatto di vedere la nomina a direttore del Censis Giorgio figlio del padre presidente Giuseppe?