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Economia e Finanza

IL CASO/ Le leggi europee che ci hanno fatto "a pezzi"

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In tale scenario è intervenuto il Regolamento n. 1466/1997 che, probabilmente in violazione anche delle norme procedurali all’uopo pretesamente applicate, ha introdotto il Patto di stabilità e di crescita, di fatto sostituendo ai criteri di cui si è appena detto l’obiettivo del pareggio di bilancio e determinando un’alterazione non solo puntuale, ma generale e sistemica del quadro ordinamentale europeo, con ricadute sui mezzi e sugli scopi dell’unificazione.

Tale atto normativo (nonché quelli, di analoghi contenuto e finalità, che vi hanno fatto seguito, sino al notissimo Fiscal compact) ha dato luogo a “impulsi” che hanno via via costretto gli Stati che versavano nelle suddette condizioni a utilizzare i residui strumenti di politica economica al fine preminente e condizionante rispetto a ogni altro di riduzione del debito: con la conseguenza, chiara ormai a tutti, di sterilizzare il quadro economico-produttivo, generando così un inevitabile ulteriore aumento dell’esposizione debitoria.

Frattanto - mentre anche i patrimoni dei cittadini subiscono progressivo decremento a causa del suddetto scenario, facendo riaffiorare l’antica constatazione secondo cui, al postutto, il debito statale trova garanzia nel lavoro e nei beni del popolo - il “vuoto di potere” così creatosi - e da più parti e con varietà di accenti denunciato - rende ancor più evidente e più drammatica l’incompiutezza del procedimento di successione tra enti politici, che, secondo quanto si è detto, avrebbe dovuto condurre a rimettere alle istituzioni europee l’esercizio di quote sempre più ampie di funzioni sovrane.

Gli Stati, insomma, conservano la titolarità del “lato passivo” della sovranità e, dunque, la responsabilità di bilancio, mentre sul versante attivo il “trono” è vacante e si versa in una situazione di interregno che agevola l’insorgere e lo svolgersi di “conflitti egemonici”. Un’illegittima torsione causale ha così reso le istituzioni comunitarie sede piuttosto di procedimenti risolutivi di tali conflitti, con esiti che inducono a sollevare più di un dubbio di conformità al principio di parità di cui all’art. 11 Cost. e la correlativa questione circa le misure che possano adottarsi per salvaguardare le prerogative statuali ed evitare che la collettività sia soggetta a eventi che, per radicalità degli esiti, possano assimilarsi a una debellatio, sino a quando l’azione delle istituzioni europee non sia stata effettivamente riportata nell’alveo delineato dai Trattati e non vi siano concrete garanzie in ordine al compimento del processo di unificazione politica non già a qualunque condizione, ma secondo l’iter e con le modalità e per le finalità di cui ai Trattati medesimi.

L’ipotesi del recesso dall’Eurosistema, della quale si parla con sempre maggiore frequenza, ma non sempre con il dovuto grado di approfondimento tecnico, merita certamente di essere considerata e ci si ripromette di farlo, su queste pagine, in una prossima occasione: conviene, però segnalare sin d’ora che la recente riforma di Bankitalia, sulla quale ci si è intrattenuti più volte, ha, se non altro, allontanato la disponibilità delle riserve auree quale risorsa alla quale fare ricorso per garantire l’eventuale emissione di moneta nazionale.