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SPY FINANZA/ Italia, tre "strade" che portano a rivivere la crisi del 2011

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Di più, un’ora dopo la fine della conferenza stampa di Mario Draghi, sempre Goldman Sachs, attraverso il suo analista Dirk Schumacher, pubblicava un report in cui - di fatto - “traduceva” il discorso del governatore, confermando esplicitamente che il Qe ci sarà. Per la banca d’affari, «bisogna leggere il discorso con un implicito livello superiore di impegno verso un’espansione dello stato patrimoniale e quindi un ulteriore segnale di acquisti addizionali di assets... Ci aspettiamo che Draghi annunci e implementi il programma di debito sovrano all’interno del Qe durante la prima metà del prossimo anno... Anche se c’è un necessario livello di incertezza a questo punto, ci aspetteremmo un programma con un range di acquisti tra i 500 miliardi di euro e il triliardo, con acquisti condotti in base al criterio delle chiave di capitale tra le nazioni membro della Bce. C’è la possibilità che gli acquisti si amplino ad altre asset class come i bond corporate, ma pensiamo che l’acquisto di debito sovrano dovrebbe restare il principale focus del programma».

Ipotizzando un programma da 500 miliardi di euro, la banca d’affari americana ha poi calcolato che la Bce acquisterebbe 88 miliardi di bond italiani, pari al 60% dei titoli che il Tesoro ha in scadenza l’anno prossimo a medio-lungo termine. Prima di Roma, verrebbero solo Berlino, con 130 miliardi di euro, e Parigi, con 100 miliardi di euro. Il problema è uno solo: un programma di questa vastità di intervento la Bundesbank non lo permetterà mai, pena mettere in discussione il suo stesso azionariato di maggioranza all’interno della Bce e da giovedì abbiamo anche una certezza in più: Mario Draghi non può più contare sulla maggioranza all’interno del Consiglio direttivo dell’Eurotower, l’ha persa. Due ore dopo la conferenza stampa, infatti, una giubilante edizione on-line del quotidiano tedesco Die Welt annunciava che la resistenza interna alle scelte di Draghi era stata più ampia del previsto, tanto che ai due membri già contrari - Sabine Lautenschlager e Yves Mersch - da giovedì si è unito anche il francese Benoit Coeurè, passato sul fronte del dissenso e capace di mettere per la prima volta in minoranza il governatore.

Certo, il Governing council ha di fatto 24 membri calcolando direttori e governatori delle banche centrali, ma tra questi c’è anche Jens Weidmann, il potente capo della Bundesbank capace di tessere alleanza tra i colleghi del Nord Europa. Per Nicolas Spiro, analista dell’obbligazionario sovrano, «la credibilità della Bce è ormai ai minimi. È ormai pateticamente chiaro che Draghi non ha il fondamentale supporto tedesco per lanciare un Qe in piena regola». Insomma, Draghi in versione Obama, ovvero un’anatra zoppa, vista anche la reazione dell’indice S&P 500 di New York alla news rilanciata da Die Welt, come ci mostra il grafico a fondo pagina.

Quindi, al netto di questo, l’attivismo di Goldman Sachs sull’argomento al momento mi pare abbia un’unica interpretazione: la banca d’affari sa per certo che il suo ex dipendente qualcosa comprerà, ma certamente non per quegli ammontare e si porta avanti ingolosendo la gente affinché compri i titoli periferici che proprio Goldman detiene in portafoglio prima che svanisca definitivamente la profittabilità del carry-trade sugli spread, ovvero il guadagno sui differenziali rispetto al costo del denaro. Ma i traders obbligazionari sono certi, in un modo o nell’altro Draghi terrà a galla le economie periferiche dell’Ue, tanto più che proprio come Obama, il governatore potrebbe dar via al Qe attraverso una “decisione esecutiva” pur non godendo della maggioranza del Consiglio, visto che anche in Giappone il buon Kuroda decise per l’Abenomics con una maggioranza risicata di 5 a 4: ovviamente, se questo fosse l’epilogo, la guerra tra membri del Nord e del Sud dell’eurozona tramuterebbe il conflitto russo-ucraino in un litigio tra collegiali.

 


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COMMENTI
08/12/2014 - Lenzuolate (Giuseppe Crippa)

Constato con piacere che le “lenzuolate” di Bottarelli siano nel tempo diventate molto più sopportabili (cioè leggibili): diciamo da cotone grezzo a lino… In attesa che diventino di seta ricordo che i rating delle altre agenzie (non esiste solo S&P) non sono tali da porci sull’orlo della catastrofe (leggi: vendita automatica dei nostri BTP da parte di numerose istituzioni). Salvo errori Moody’s ci classifica Baa2, Fitch BBB+ e la cinese Dagong BBB.