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SPY FINANZA/ Italia, tre "strade" che portano a rivivere la crisi del 2011

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L’Italia per le banche tedesche è soltanto sesta per volume di investimenti: l’esposizione in attività italiane valeva 269 miliardi di dollari all’inizio del 2008, era crollata a 125 miliardi nella fase più drammatica della crisi nel 2012 ed oggi è ai minimi di 124 miliardi di dollari (99,5 miliardi di euro). Stessa cosa per le posizioni tedesche in Spagna, Irlanda o Portogallo - nostri soci nella periferia Ue -, le quali si sono ridotte o sono rimaste ai minimi dal 2012. Insomma, Berlino non la beve e si prepara al crack. Chi invece potrebbe pagare caro quel crack è Parigi e in tal senso trova una ragione ulteriore la richiesta di Marine Le Pen alla Banque de France di rimpatriare con urgenza tutte le riserve auree stoccate all’estero. Negli ultimi due anni, infatti, l’esposizione transalpina nel Paese è cresciuta di 120 miliardi di dollari, fino all’enorme quota di 366 miliardi registrati dalla Banca per i regolamenti internazionali a metà di quest’anno. In parallelo, anche l’esposizione francese verso la Spagna è cresciuta da 100 a 133 miliardi. Insomma, dopo la crisi del 2011-2012 la Francia ha scommesso sul futuro dell’euro e del Sud Europa: nemmeno a dirlo, un default italiano sul debito pubblico sarebbe per Parigi e la sua economia un’ecatombe.

Quale potrebbe essere quindi il trappolone in preparazione? Dando per buono lo scadenziario di Royal Bank of Scotland, la Bce potrebbe cominciare a monetizzare debito, ovvero a comprare obbligazioni a fine febbraio, garantendo un rally di un mese e mezzo o due durante il quale chi ha in pancia quei bonds potrà venderli a caro prezzo, visto che ci sarà la fila per comprarli. Poi, potrebbe subentrare qualcosa: ad esempio, tre variabili. La prima, la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe - anch’essa chiamata a pronunciarsi sulla liceità del piano Omt - lo giudicherà a orologeria (la sentenza c’è già da settembre, ma attendono a renderla nota) al di fuori del mandato della Banca centrale, fornendo un alibi enorme alla Bundesbank per battere i pugni minacciando fuoco e fiamme (ad esempio, una limata alla quantità di denaro che versa in Target2, il “bancomat” delle banche dell’Unione per mantenere liquido il sistema o lo stop ai versamenti nei vari fondi salva-Stati) e costringendo Mario Draghi a più miti consigli, riducendo di molto gli acquisti e di fatto facendo spaventare a morte il mercato, innescando vendite da panico tipiche di quando tutti vogliono uscire per primi e si lanciano verso l’unica porta disponibile. E lo spread vola alle stelle, con i nostri titoli che perdono di valore e il nostro sistema bancario - che ha in pancia obbligazioni sovrane per un controvalore di 400 miliardi - che sconta quelle perdite a bilancio, conoscendo i primi fallimenti e salvataggi di Stato o europei di istituti di credito. Quindi, panico tra la gente che teme di perdere i risparmi, bank-run, ovvero la corsa a ritirare tutto dal conto corrente, controlli di capitale da parte del Tesoro per evitare questa eventualità e oplà, ci ritroviamo nella stessa condizione di Cipro o della Grecia. Peccato che siamo la terza economia del Continente, quindi gli scossoni si sentirebbero fino a Shanghai.

Seconda ipotesi, a febbraio la Grecia è chiamata a eleggere il nuovo presidente della Repubblica e la Costituzione ellenica in tal senso prevede che ci siano tre votazioni di tempo massimo, le prime due richiedenti la maggioranza dei due terzi, ovvero 200 membri e la terza i tre quinti, ovvero 180. Se però non si arrivasse all’elezione dopo la terza chiama, il Parlamento sarebbe automaticamente sciolto e il presidente uscente chiamato a indire elezioni anticipate entro trenta giorni. Una volta insediato il nuovo Parlamento, si torna subito a votare per l’elezione del nuovo presidente sempre sulla base di tre chiame, la prima richiedente una maggioranza dei tre quinti, la seconda la maggioranza assoluta di 151 voti e la terza la maggioranza semplice. Ma a noi interessa l’ipotesi in base alla quale se il Presidente della Repubblica greco non sarà eletto entro la terza votazione con almeno 180 voti, il Parlamento si dissolve ed entro 30 giorni vengono indette nuove elezioni. Già, perché attualmente la coalizione fra Pasok e ND non garantisce più di 155 voti.


COMMENTI
08/12/2014 - Lenzuolate (Giuseppe Crippa)

Constato con piacere che le “lenzuolate” di Bottarelli siano nel tempo diventate molto più sopportabili (cioè leggibili): diciamo da cotone grezzo a lino… In attesa che diventino di seta ricordo che i rating delle altre agenzie (non esiste solo S&P) non sono tali da porci sull’orlo della catastrofe (leggi: vendita automatica dei nostri BTP da parte di numerose istituzioni). Salvo errori Moody’s ci classifica Baa2, Fitch BBB+ e la cinese Dagong BBB.