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SPY FINANZA/ Italia, tre "strade" che portano a rivivere la crisi del 2011

Pubblicazione:lunedì 8 dicembre 2014

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Certo, di fronte all’ipotesi di vittoria di Alexis Tsipras, dichiaratamente anti-austerity e intenzionato a chiedere la cancellazione di parte se non tutto il debito greco, pena una per ora timidamente paventata minaccia di uscita della Grecia dall’euro, i poteri forti internazionali (leggi banche creditrici ed hedge funds, gli stessi che hanno fatto rivotare gli irlandesi sul Trattato di Lisbona finché non hanno detto sì) faranno di tutto per trovare 25 deputati pronti a correre in soccorso della coalizione, corruzione compresa, ma se per caso non ce la facessero, avete idea come reagirebbe il mercato obbligazionario sovrano all’ipotesi di elezioni anticipate e a una possibile vittoria degli euroscettici di sinistra? Temo che lo spread non resterebbe per molto in area 130 per l’Italia e le danze potrebbero riaprirsi, con la Francia a piangere per le sue detenzioni di debito periferico e la Germania sorniona che guarda i partner europei rantolare, mentre il rendimento del Bund si dirigerà a tutta forza verso livelli giapponesi dello 0,40%.

Terza ipotesi, Mario Draghi diviene candidato potenziale per succedere a Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, scelta imposta dai poteri forti che hanno bisogno di un loro uomo per gestire la ristrutturazione del debito italiano e la cura di lacrime e sangue che questo imporrà, spogliazione degli ultimi gioielli di famiglia compresa e con le riserve auree in testa. Oppure, senza che l’ipotesi reale della candidatura ci sia, basterà anche soltanto un rumour destabilizzante messo in circolazione involontariamente da qualche fonte autorevole, leggi Financial Times o Wall Street Journal o anche Bloomberg in tal senso. Pensate non sia possibile? Beh, guardate cosa è accaduto giovedì pomeriggio, quando la conferenza stampa di Draghi era terminata da meno di un’ora e quando il cross euro/dollaro aveva appena sfondato quota 1,2450. Bloomberg lancia una notizia bomba, offertaci dalla giornalista Jana Randow: «La Bce ha reso noto di preparare un pacchetto di Qe ad ampio spettro per la riunione di gennaio». Boom, ecco - nel grafico a fondo pagina - la reazione dei mercati alla notizia.

Stando all’indiscrezione fornita da due funzionari anonimi dell’Eurotower, la Bce starebbe preparando un piano che include l’acquisto di bond sovrani per il mese prossimo, un’operazione che avrebbe incluso tutti i tipi di obbligazioni ma non equities e che avrebbe visto il portavoce della Banca centrale trincerarsi dietro un “no comment”. Peccato che attorno alle 19, Bloomberg ritratti attraverso un tweet di Maxime Sbaihi, economista per l’eurozona dell’agenzia di stampa: «In questa breaking news sul Qe della Bce non c’è assolutamente niente di nuovo rispetto a quanto detto prima da Draghi. Calmatevi». Gelosia di un collega per lo scoop? Difficile dirlo, una cosa sola è certa: pochi minuti e il tweet è scomparso: qualcuno ha telefonato da Francoforte? Torniamo all’ipotesi. A quel punto, con le indiscrezioni - vero o fabbricate ad hoc - che vedono Draghi in uscita dalla Bce (e la perdita della maggioranza in Consiglio rafforzerebbe l’ipotesi di un governatore ormai in disarmo e isolato) e magari con qualche altro rumour ad hoc che paventi nomi di “falchi” per la sua successione, il mercato va nel panico da incertezza e per non restare con il cerino in mano scarica i bond più rischiosi, Italia e Spagna in testa e vola su beni rifugio come Bund, Treasuries Usa e oro (guarda caso alcuni analisti parlano di prospettive apocalittiche, ovvero l’oro a 5000 dollari l’oncia a fine 2015). A quel punto, con lo spread di nuovo ai massimi, il debito in crescita, l’instabilità istituzionale, l’elezione di Mario Draghi potrebbe diventare davvero una sorta panacea necessaria, con il governo di Matteo Renzi pronto a qualsiasi desiderata del nuovo inquilino del Quirinale per il bene della nazione. E sotto il ricatto dello spettro argentino, anche le opposizioni avranno le unghie tagliate e il piano di riforme, tagli e privatizzazioni che gli organismi internazionali hanno deciso per l’Italia potrà avere il via.

Fantapolitica? Può essere, anzi quasi certamente lo è. Ma tenete a mente il nulla che ha venduto ai mercati Mario Draghi giovedì, sintomo di impotenza assoluta di fronte ai diktat della Germania e guardate le reazioni dei mercati nel breve periodo, soprattutto gli spread che si comprimono troppo (sintomo che qualcuno compra ma qualcun’altro vende, piano piano ma inesorabilmente) nei cross sui periferici. Potreste capire molte cose in anticipo, come accadde ad alcuni grandi investitori nel 2011. Una cosa è chiara fin d’ora, ovvero che le chiacchiere sono uno strumento politico legittimo, ma l’utilizzo che ne ha fatto finora Mario Draghi rischia solo di creare una bolla cognitiva. Molto ma molto pericolosa in condizioni di mercato come quelle attuali.

 

 

P.S.: Vi chiederete perché in questa “lenzuolata” di articolo non ho voluto dedicare nemmeno una riga al downgrade del nostro rating operato da Standard&Poor’s venerdì, operazione che ci porta soltanto a un gradino dal livello “spazzatura”. Perché non è una notizia, lo si sapeva da tempo e il precedente report dell’agenzia di rating era scritto in modo tale da non prevedere altro epilogo che il taglio della nostra valutazione. Fa tutto parte del giochino, è tutto preparato da tempo: ancora un notch di ribasso e i Btp detenuti dalle nostre banche, per un controvalore di circa 400 miliardi, essendo divenuti categoria “junk”, non saranno più utilizzabili come garanzia nella gran parte delle operazioni interbancarie, quindi verranno venduti come se non ci fosse un domani e lo spread andrà alle stelle di nuovo. Insomma, il mercato manipolato sta per andare a vedere il bluff di Draghi. Dopo non ci resterà che apparecchiare la tavola alla troika per la grande abbuffata finale della nostra economia e residua sovranità.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
08/12/2014 - Lenzuolate (Giuseppe Crippa)

Constato con piacere che le “lenzuolate” di Bottarelli siano nel tempo diventate molto più sopportabili (cioè leggibili): diciamo da cotone grezzo a lino… In attesa che diventino di seta ricordo che i rating delle altre agenzie (non esiste solo S&P) non sono tali da porci sull’orlo della catastrofe (leggi: vendita automatica dei nostri BTP da parte di numerose istituzioni). Salvo errori Moody’s ci classifica Baa2, Fitch BBB+ e la cinese Dagong BBB.