BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ La sentenza tedesca che ha "cancellato" la parola "popolo" dall'Europa

Pubblicazione:sabato 1 febbraio 2014

Il Parlamento europeo (Infophoto) Il Parlamento europeo (Infophoto)

La seconda constatazione è che è vano e profondamente menzognero continuare a presentare come possibile l’esito federalista europeo, che s’è invece allontanato definitivamente. Non esiste più l’opzione federalista e mutualistica. La nuova Unione europea che sta emergendo porta un realismo brutale, che sarebbe persino benvenuto se non fosse avvolto nella finzione di mantenere le istituzioni comunitarie precedenti svuotandole di fatto, e se il mutamento fosse stato il risultato di una chiara analisi - da parte di tutte le capitali - del fallimento europeista e una risistemazione discussa e adottata alla pari tra tutti i governi. Invece, per evitare la trasparenza e le lungaggini di negoziare un nuovo Trattato di rifondazione dell’Unione europea, i governi più forti ed egemonici vacuamente si tengono alla finzione di un futuro federalismo, senza porre il problema con onestà intellettuale.

La conferma “in chiaro” di questa tendenza è arrivata negli ultimi mesi del 2013, quando abbiamo salutato la recente “Unione bancaria” con squilli di tromba riferiti da tutti i grandi media del continente europeo, con l’eccezione dei britannici. Si tratta davvero di «un passo avanti decisivo per l’euro», «un buon accordo che corregge le falle dell’eurozona»? Effettivamente, nell’autunno 2012, i paesi del Sud Europa, guidati dalla Francia, avevano strappato il principio di “Unione bancaria” che nelle intenzioni doveva essere insieme un meccanismo di sorveglianza e regolamentazione di tutte le banche dell’eurozona, ma anche un meccanismo per la gestione concertata delle crisi bancarie.

«L’inchiostro non si era ancora asciugato su tale accordo», ha scritto l’economista francese Jacques Sapir, «che la Germania ha fatto di tutto per svuotarne la sostanza; ovviamente, riuscendoci». Infatti, oltre all’inconsistenza delle misure adottate in sede inter-governativa - il meccanismo di supervisione affidato alla Bce riguarda solo 128 sulle circa 6000 banche europee (restano escluse, ad esempio, le banche regionali tedesche); entro il 2026 entrerà in vigore il fondo europeo (esiguo, e inutile) di 55 miliardi di euro per i salvataggi bancari - è stato introdotto il principio delbail in che, com’è avvenuto per Cipro, scarica l’onere del salvataggio bancario sugli azionisti, obbligazionisti e correntisti con depositi superiori ai 100.000 euro. Quest’ultimo principio sarà dettagliato in un nuovo accordo inter-governativo per il funzionamento del fondo unico europeo di “risoluzione” delle crisi bancarie europee che il Consiglio dovrà negoziare con il Parlamento entro il marzo 2014.

Per ora i negoziati del trilogo istituzionale comunitario partono in salita perché, nell’imminenza delle elezioni europee di maggio 2014, il Parlamento vorrebbe evitare di essere percepito solo come un’appendice per la legittimazione “democratica” delle decisioni inter-governative. È raccapricciante che finora il Parlamento non abbia bocciato l’Unione bancaria nel suo insieme perché propone misure e metodi di funzionamento tanto inconsistenti quanto brutalmente contrari allo spirito di coesione europeo. Il Parlamento europeo potrà difficilmente opporsi ai diktat dei governi e quindi, anche in questo caso, dimostrerà ulteriormente l’inefficacia e l’inutilità di una costosa macchina che al più offre una legittimazione ex post.

A conferma dell’irrilevanza del Parlamento europeo è utile ben comprendere la posizione della Germania. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, subito dopo aver raggiunto l’accordo sull’Unione bancaria, il 19 dicembre 2013 ha dichiarato: «Presto o tardi la moneta esploderà, senza la coesione necessaria». Non si tratta di un ripensamento, bensì di un grave monito. La “coesione” che richiede la Germania non è quella federalista e mutualistica, come esiste ad esempio nella federazione degli Stati Uniti d’America, ma la “contrattualizzazione” bilaterale del “rischio” sotto la supervisione della Commissione europea. In pratica, ogni Stato membro dovrebbe accettare “contrattualmente” di compiere le riforme necessarie per garantire la gestione cogente dell’omologazione e del consolidamento dei paesi membri dell’eurozona.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
01/02/2014 - L'Europa (carlo de giuli)

Cosa spendiamo a fare i soldi per le prossime elezioni europee. L'Europa resta solo un continente geografico e nulla più.