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SPY FINANZA/ I grattacapi di Draghi e il rebus delle banche

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

In attesa di nuovi dettagli che verranno resi noti la prossima settimana, ieri l’intero comparto bancario europeo si è schiantato: non esattamente un segnale di fiducia. A oggi, gli analisti di Intermonte, citati da MF, ritengono che le banche italiane più grandi supereranno gli stress test senza bisogno di rafforzare il capitale: Intesa SanPaolo è messa meglio di Unicredit e Mediobanca, mentre tra le banche di medie dimensioni, oltre agli aumenti di capitale già annunciati (Monte dei Paschi per 3 miliardi di euro, Banco Popolare per 1,5 miliardi, Carige per 800 milioni e Bpm per 500 milioni), gli esperti della sim ritengono che anche la Banca Popolare dell’Emilia Romagna debba ricapitalizzarsi per 400 milioni di euro. Avete capito ora perché il decreto Imu-Bankitalia doveva per forza essere convertito entro i tempi? Si è trattato, nei fatti, di un aumento di capitale con soldi pubblici per evitare di andare sul mercato ora e arrivare agli stress test con i bilanci in grado di non fallire.

Inoltre, non bastassero i miliardi della rivalutazione quote (7,5, ma le banche avevano chiesto una rivalutazione per 12 miliardi), le quote eccedenti il 3% detenute dalle banche verranno ricomprate da Bankitalia, solo per Intesa e Unicredit sono guadagni per circa 2 miliardi. È vero che su quelle eccedenze ci pagheranno le tasse, ma loro i soldi li prendono subito, mentre Bankitalia quelle quote potrà rivenderle sul mercato ad altri soggetti interessati - forse anche europei - entro tre anni. Non è il primo favore, né sarà l’ultimo alle banche, ma se questo serve a tamponare nuove potenziali crisi, ce ne faremo una ragione, anche gli altri Stati aiutano i loro istituti in difficoltà, Germania in testa. Ora però la Bce deve decidere cosa vuol fare e agire. Le parole e le minacce non bastano più. Sono tempi pericolosi.

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