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SPY FINANZA/ I grattacapi di Draghi e il rebus delle banche

Pubblicazione:sabato 1 febbraio 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Una buona notizia. Nell’area euro si è registrato il primo calo significativo del numero di disoccupati dopo una lunga fase di peggioramento. A dicembre il tasso di disoccupazione medio è rimasto stabile al 12%, ma in termini assoluti Eurostat ha contato 129mila disoccupati in meno dal mese precedente. Complessivamente, nell’Unione valutaria ci sono 19 milioni e 10mila disoccupati, comunque sia 130mila in più rispetto a dicembre 2012. Giova ricordare che il tasso di disoccupazione aveva segnato un picco del 12,1% a settembre 2013. Ora, non c’è da fare festeggiamenti eccessivi, uno 0,1% su una mole di senza lavoro simile è davvero un goccia nell’oceano, ma in determinate situazioni, anche quella goccia forse può servire.

Il problema è che a fronte di un piccolo miglioramento, ieri è emerso anche un dato decisamente preoccupante. La lettura preliminare dell’indice dei prezzi al consumo nell’area euro a gennaio ha mostrato una crescita dello 0,7% anno su anno, in calo rispetto al consenso (+0,9%) e al dato definitivo di dicembre a +0,8%, mentre i prezzi dell’energia, sempre a gennaio, sono scesi dell’1,2% a livello annuale. Uno sviluppo che mette ulteriormente pressione sulla Bce e alimenta i timori sui rischi di deflazione, con l’indice che si allontana sempre più da quello che la Banca centrale europea definisce come “stabilità dei prezzi”: inflazione inferiore ma vicina al 2% annuo. Come vi dicevo da almeno un paio di settimane, quello della deflazione è un rischio tutt’altro che peregrino: tre paesi dell’eurozona sono già piombati nel ciclo deflazionistico conclamato, ma se la Bce non si deciderà ad agire, la lista potrebbe allungarsi e includere anche nazioni dal peso decisamente superiore a livello economico di Grecia o Cipro.

Insomma, i dati stanno alimentando l’aspettativa di ulteriori misure accomodanti da parte dell’Eurotower nel meeting di politica monetaria di giovedì prossimo e con un dato inflazionistico simile per Draghi potrebbe essere meno ostico superare le resistenze tedesche. Una cosa è certa, a questo punto e con i timori che giungono dai mercati emergenti: le semplici parole, ancorché minacciose, del numero uno della Bce in conferenza stampa potrebbero non bastare più agli investitori, che iniziano a temere la possibilità di una deflazione come nel 2009. Temo che per la Bce sia davvero giunto il momento di prendere una decisione, in un senso o nell’altro.


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