BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

5 PER MILLE/ La grande "toppata" di Sergio Rizzo

Pubblicazione:martedì 11 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 11 febbraio 2014, 8.23

Fotolia Fotolia

La mancanza di una legge e di regole certe - Peraltro, la sua mancata stabilizzazione attraverso una legge organica - in grado di garantire la certezza delle risorse nel corso di un arco temporale ragionevole e la definizione di tempi certi per l’erogazione dei fondi, al fine di permettere ai beneficiari di programmare, con congruo anticipo, le attività - ha prodotto inefficienze e inutili appesantimenti burocratici. Il quadro normativo dell’istituto risulta confuso e inadeguato al possibile nuovo ruolo istituzionale del privato sociale. Inoltre, le attività di coordinamento, controllo e garanzia delle amministrazioni interessate appaiono ancora insufficienti, così come la loro capacità di favorire le autonome iniziative dei cittadini. Il tetto di spesa annuo è in contrasto con le determinazioni dei contribuenti, riducendo, di fatto, la percentuale del contributo.

I ritardi nelle erogazioni - dovuti alla pluralità di amministrazioni coinvolte, con scarso coordinamento tra loro, e a disfunzioni interne a ciascuna di esse - sono causa dell’incertezza sulla disponibilità delle risorse per i beneficiari. Il ricorso alle convenzioni - peraltro, non ancora stipulate per gli anni successivi al 2010 - fra il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e l’Agenzia delle entrate appare un modello organizzativo dispendioso, motivo di conflittualità e di allungamento dei tempi.

L’analisi delle rendicontazioni procede lentamente e in maniera assai laboriosa, anche a causa dello scarso raccordo e dell’assenza di flussi informativi essenziali per il suo svolgimento tra i Ministeri e l’Agenzia delle entrate.

Correzioni richieste - L’attuale disciplina agevola, di fatto, gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati. Ciò è dovuto alle maggiori capacità organizzative, alle superiori disponibilità finanziarie e alle migliori capacità di competizione per ottenere la sottoscrizione dei contribuenti.

Peraltro, l’attribuzione delle risorse in base alla stretta capacità contributiva fa sì che alcuni enti che possono raccogliere il favore di optanti abbienti ottengano, anche con un basso numero di scelte, somme assai rilevanti. Inoltre, altri, con un numero di scelte minime, ricevono importi notevoli, per il fatto di essere sostenuti da contribuenti assai facoltosi. Ciò può produrre effetti distorsivi, rischiando di piegare un istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche e personali.

Al fine dell’ammissione al beneficio degli organismi del volontariato, sono esclusi gli enti con personalità giuridica di diritto pubblico. Ciò non sembra del tutto coerente con le finalità dell’istituto, tenendo conto che, per altre categorie - ricerca scientifica, ricerca sanitaria, Comuni - la natura pubblica non osta all’attribuzione.

Per il finanziamento delle attività sociali svolte dai Comuni di residenza, la differente capacità fiscale dei contribuenti sul territorio nazionale fa sì che i Comuni più ricchi possano beneficiare, in proporzione, di maggiori introiti, senza alcun meccanismo di perequazione o coordinamento.

Per gli enti di sostegno alle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici non è prevista la scelta da parte dei contribuenti. Ciò suscita perplessità, in quanto la mancata opzione è in contrasto con la ratio dell’istituto, venendo attribuita all’amministrazione, in definitiva, la determinazione dei destinatari. Inoltre, l’esclusione degli enti di diritto pubblico appare arbitraria ed irrazionale, in quanto la scelta dei contribuenti si riferisce all’attività in sé di tutela, promozione e valorizzazione.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >