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5 PER MILLE/ La grande "toppata" di Sergio Rizzo

Sergio Rizzo, su Il Corriere della Sera, ha ripreso la relazione della Corte dei Conti sulla gestione del 5 per mille. Secondo RICCARDO BONACINA, non l'ha però fatto in maniera corretta

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Domenica, in prima pagina de Il Corriere della sera, Sergio Rizzo ha ripreso la relazione della Corte dei Conti sulla gestione del 5 per mille resa pubblica come anticipazione da Vita.it il 5/12/13 e in forma integrale il 4/1/14. Nonostante Rizzo avesse tutto il tempo per studiarsi il documento dei magistrati contabili (di 122 pagine, ma la sintesi è di sole 2), lo ha fatto malamente come un giornalista alle prime armi e pigro, che cioè non riesce o non vuol capire quello che la Corte davvero dice. La relazione della Corte, è arrivata dopo numerose audizioni, un lavoro lungo mesi e un malessere diffuso per la gestione della norma di sussidiarietà fiscaleA tema l’urgenza di una regolazione stabile di una norma che procede a colpi (a scoppio sempre ritardato) di decreti di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri e coperture decise di anno in anno con le leggi di stabilità.

Già, perché il problema non sono i 21 decreti e/o regolamenti che cambiano le regole di anno in anno (Rizzo, leggi bene, il problema non sono le 21 leggi), ma il fatto che il 5 per mille è norma “sperimentale” da ben sette anni e nonostante un’ampia convergenza parlamentare e le promesse d’impegno anche di chi oggi è al Governo (Lupi e Letta impegnati nella precedente legislatura nell’Intergruppo per la Sussidiarietà), tale norma non è mai stata stabilizzata.

Così nel 2010 e 2011, accusa persino la Corte dei Conti, lo Stato ha scippato ben 172 milioni dalla cifra decisa dai contribuentida indirizzare a volontariato e ricerca scientifica e uno scippo è già certo anche per l’esercizio 2012 e 2013, perché la copertura prevista dalla legge di stabilità è di 400 milioni, una ottantina in meno dallo storico indicato dai cittadini-contribuenti. Inoltre, come il buon senso indica, oltre che la Corte, le regole che cambiano di anno in anno, il mancato controllo, i ritardi e le inefficienze generano pasticci e danno la stura a chi si approfitta della confusione o addirittura la promuove.

Ora, arrivare dopo due mesi, come fa Rizzo, per scoprire l’acqua calda (ovvero che le Fondazioni di partito possono percepire il 5 per mille) è operazione monca, giacché Rizzo non dice del poco o pochissimo che raccolgono vista la scarsa fiducia di cui godono (per dire, Fondazione italianieuropei, la più scelta dai contribuenti, raccoglie solo 138 firme per 8.200 euro!) e che guarda il dito piuttosto che la luna, ovvero il problema. Un’operazione perciò di pura retorica e non di informazione.

A beneficio di tutti, e in particolare de Il Corriere e di Sergio Rizzo, ri-pubblichiamo almeno la sintesi della Relazione della Corte a disposizione di tutti e anche dei giornalisti seri. La restituiamo in punti a beneficio dei più pigri.

Cos’è il 5 per mille - L’istituto del 5 per mille rappresenta un’apertura di credito nella capacità del privato sociale di farsi interprete di istanze solidali e mutualistiche e un tentativo di introdurre una forma di democrazia fiscale all’interno dell’ordinamento italiano.