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BANKITALIA/ La Germania "svela" l'autogol del decreto

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Ignazio Visco (Infophoto)  Ignazio Visco (Infophoto)

Se davvero l’oro fosse di Bankitalia - lo si afferma in effetti nell’ultima relazione di bilancio, evocando, ma senza indicarla, una legge che così disporrebbe - su di esso vanterebbero legittimi diritti i partecipanti al capitale della persona giuridica, a meno che - ma non è purtroppo questo il nostro caso - una norma non prevedesse la separazione almeno di questa parte del patrimonio, coerentemente qualificando il titolo in forza del quale esse sono affidate all’Istituto centrale (la Banque de France, ad eempio, “detiene” [art. L. 141-2 dello Statuto: “la Banque de France détient et gére les réserves de change de l’État en or et en devises et les inscrit à l’actif de son bilan selon des modalités précisées dans une convention qu’elle conclut avec l’État], in senso proprio e tecnico, l’oro dei francesi).

In difetto, dunque, di specifiche disposizioni nel senso appena visto - e tali non sono quelle che limitano i diritti patrimoniali dei quotisti nei confronti dell’Istituto (che, a ben vedere, ricalcano il modello civilistico delle azioni ordinarie delle società per azioni) - nulla impedisce ai partecipanti di valorizzare le proprie quote, sia nei propri bilanci, sia nelle negoziazioni che le abbiano a oggetto, tenendo conto dell’elemento patrimoniale costituito dalle riserve auree.

Profilo, questo, che meriterebbe ogni possibile attenzione (e non solo da parte dell’Istituto centrale!), tanto più in rapporto alla contemporanea celebrazione, in Germania, del processo costituzionale che, stando al provvedimento non definitivo assunto di recente dal Tribunale costituzionale federale, potrebbe condurre alla declaratoria di illegittimità, secondo l’ordinamento giuridico tedesco, del noto Omt deliberato dalla Bce e cioè di quell’istituto creato, per necessità, in funzione surrogatoria del potere sovrano di assicurare la copertura delle emissioni di titoli del debito pubblico (attualmente non spettante ai singoli Stati, in forza e a causa, tra l’altro, dei vincoli derivanti dalla partecipazione all’Eurosistema) che, attualmente, rappresentano l’unico mezzo diretto a disposizione degli Stati per procurarsi liquidità.

Qualora la decisione del Bundesverfassungsgericht dovesse andare in tal senso, non è peregrino immaginare che la Bce sarà tenuta a ritirare e/o annullare il proprio atto, con conseguente, molto probabile, ripresa di feroci speculazioni sul debito nazionale italiano, acuendosi pertanto ulteriormente le criticità determinate dall’abdicazione del nostro Stato alle proprie riserve auree.



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