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IL CASO/ Il "nemico" delle banche centrali toglie lavoro (anche in Italia)

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

La sfida della fiscalità può giocare, insomma, brutti scherzi. Ecco, una notizia del Dallas News, il giornale della città del Texas, terminale dello shale gas e perciò termometro della ripresa economica; 4.000 colletti bianchi già impiegati  in ditte attive a San Diego, California (patria del bio-tech),  si stanno trasferendo a Dallas. Tra  i motivi del trasloco spicca la questione  fiscale: la California, in cui chicanos e altri immigrati hanno un peso elettorale crescente, ha aumentato la quota di Irs (diciamo il corrispondente dell’Iva) locale. Il Texas, terra natale del tea party, l’ha in pratica azzerata. Non c’è da stupirsi se chi guadagna da 200 mila dollari in su ha scoperto le virtù di Dallas o di Houston. È un segnale estremo di quella competizione tra territori, che è più che mai aspra anche in Europa.

L’hi-tech, grazie alla mobilità dei capitali, non trasferisce automaticamente benessere  ai territori in cui si insedia. E si ripropongono nel frattempo problemi antichi. Martin Wolfe ricorda che, nel 1955, “il dirigente del sindacato americano dell’auto, Walter Reuther, andò a visitare il primo impianto Ford basato sui robot. Chi pagherà la quota sindacale tra questi operai, gli venne chiesto per scherzo. E chi di loro comprerà una Ford, rispose Reuther”. Il conflitto tra lavoro e tecnologia è di vecchia data, ma a differenza di quel che accadeva nella società industriale l’aumento della produttività non porta benefici a tutti i lavoratori, ma accresce le distanze tra i più esperti e i colletti bianchi, i più minacciati dall’ascesa dell’intelligenza artificiale.

È questo il problema drammatico che sta angosciando le teste d’uovo della Fed, della Bank of England e della stessa Bce: la ripresa dell’economia non sta coinvolgendo i lavoratori espulsi durante la grande crisi. Al contrario, molti posti di lavoro, anche altamente qualificati, sono a rischio. Non solo, ormai il processo tecnologico è così rapido e imprevedibile che l’intelligenza artificiale di  computer e robot, oltre alle nuove funzioni di Google o Facebook (basti pensare a Uber, l’incubo dei tassisti di Milano e Parigi), rischia di  metter fuori mercato anche lauree “giovani”, all’apparenza inattaccabili.

Esiste una terapia? Forse, ma non la conosciamo ancora. Due docenti, Carl Frey e Michael Osborne, stimano che il 47% degli attuali posti di lavoro è  rischio. È già successo in passato, nell’Ottocento.  Ma allora, in qualche maniera, la perdita dei posti di lavoro è stata compensata da nuovi mestieri. Stavolta, forse, non andrà così, almeno se l’accelerazione geometrica della tecnologia non sarà governata da una politica che la sappia indirizzare verso obiettivi condivisi (vedi l’ambiente) e offra ai cittadini occasioni per partecipare ai benefici dell’intelligenza artificiale o dell’Internet diffuso.

Come intende fare la Federal Reserve o ancor di più la Bank of England. Entrambe, in forme diverse, hanno in questi giorni alzato il tiro sul tema dell’occupazione: non basta migliorare le statistiche, sommando lavori part-time, a tempo determinato o con stipendi da fame ai “vecchi” contratti ereditati dal  passato. Il tema è la qualità del lavoro, oltre alla quantità. Il che richiede l’uso energico dell’arma monetaria finché la ripresa non si trasmetterà anche ai lavoratori che non si iscrivono più nelle liste dei disoccupati, ma anche all’utilizzo della capacità produttiva e ai salari.  Sapendo, però, che si viaggia verso terre incognite, perché l’Occidente deve fare i conti con una realtà in cui si guadagna meno, perché la tecnologia non trasmette i suoi aumenti di produttività ai lavoratori.


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COMMENTI
14/02/2014 - La Bce deve battere moneta o area euro è fritta (Carlo Cerofolini)

Per far ripartire l’economia e abbattere la disoccupazione, occorre immettere danaro nel sistema, cosa che può fare solo una banca centrale che possa battere moneta - come la Fed Usa e le banche centrali di Giappone, Regno Unito, ecc. - cosa che la Bce non può fare, quindi l’area euro è condannata ad andare in rovina, meno la Germania, per ora, che ha lucrato sanguisugandoci.