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RETROSCENA/ Italia, la "spartizione" dei poteri forti che porta Prodi al Quirinale

Pubblicazione:domenica 16 febbraio 2014

Romano Prodi (Infophoto) Romano Prodi (Infophoto)

I problemi sorgeranno per i governi che dovessero trovarsi in difficoltà con i titoli di debito. Dovranno sottoporsi alle “cure” della Troika, attivando gli strumenti “di salvataggio” (Esm; Efsf) accettabili dal Bundestag. È chiaro che la questione è eminentemente politica: da un lato, la Bce di Draghi ha ancora il “bazooka”, ma nella realtà può solo annunciarne l’uso che senza l’accordo politico del Bundestag è escluso; dall’altro, il Bundestag difficilmente accetterà qualsiasi forma di bailout ex ante (Omt). Quanto alla sentenza della Corte europea, sarà difficile che essa si schieri contro la Bce sull’Omt, lasciando quindi alla politica la responsabilità sulla sua eventuale attivazione.

Il fatto che finora non sia salito lo spread sui titoli di debito dei periferici potrebbe essere interpretato come un atto di speculazione “politica” dei mercati che, come la Corte tedesca, fanno finta di credere alle parole di Draghi perché sanno che al momento giusto potranno far man bassa nei paesi in difficoltà. Infatti, la “non-decisione” sull’Omt è un chiaro segnale di sfiducia per il presidente della Bce, Mario Draghi. Come evolverà lo scontro politico tra la Bce di Draghi e il Bundestag dipenderà anche dagli equilibri che si verranno a determinare nella politica interna tedesca, e in quella europea, dopo le elezioni europee del maggio 2014.

A questa situazione si deve aggiungere che nel campo finanziario europeo la frattura tra i due sistemi di valorizzazione borsistica, Ice-Nyse-Euronext e Deutsche Borse-Clearstream [2], si traduce in una divergenza strategica: l’una euratlantica, con perno a Londra e New York; l’altra, eurasiatica, con perno a Francoforte, Singapore e Shanghai. È noto che l’americana Ice vorrebbe consolidare in area dollaro i valori reali del suo sistema borsistico, mettendo sul mercato l’enorme massa di derivati finanziari (prevalentemente di origine energetica e monetaria) che Londra sarebbe pronta ad acquistare. Questo spiegherebbe il dichiarato interesse britannico sul modello di “Unione bancaria europea” e su quello della costituzione delle “bad banks”, e le frizioni appena celate tra Londra e Berlino su queste materie. D’altra parte, è noto che la Germania e la Russia hanno una consolidata “relazione speciale”, non solo energetica, che presuppone da un lato il mantenimento della “dote tedesca”, il mercato unico europeo, e dall’altro la supervalutazione dell’euro a spese dei paesi periferici ma a vantaggio dell’intermediario, la Germania, nel commercio mondiale.

Su tutto ciò si inseriscono gli interessi americani che non si fidano dell’Unione europea, ma temono che una Germania troppo forte si incunei nell’equilibrio strategico globale, particolarmente con Russia e Cina. La crisi ucraina e le velate tensioni tra Usa e Russia rischiano di riproporre una “nuova Guerra fredda” che avrebbe lo scopo di mitigare l’autonomia strategica tedesca che il 2 febbraio era stata invece rilanciata dal presidente federale Joachim Gauck nel suo discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera.

Intanto, di ritorno da Sochi, il 9 febbraio Enrico Letta aveva dichiarato di bocciare la proposta “europea” (cioè anglosassone) di costituire una “bad bank nazionale”, perché avrebbe avuto riflessi sul rating dell’Italia. Nel giro di una settimana, il governo Letta è stato indecorosamente “licenziato” dalle “smisurate ambizioni” del Pd a guida di Matteo Renzi. Le “ambizioni” di Matteo Renzi sono commensurate al contesto che abbiamo appena descritto?

 

[2] Sul sistema delle valorizzazioni borsistiche europee che è scisso in due gruppi strutturalmente e strategicamente diversi: nel novembre 2013 Intercontinental Exchange di Atlanta (Ice) ha acquisito Nyse-Euronext, una multinazionale euro-americana di servizi finanziari con base a New York, che include le borse di Londra-Lse (che già controllava Milano), Parigi, Bruxelles, Lisbona, Amsterdam, New York, Chicago (nel 2012 Nyse si vide sbarrare dall’Ue l’acquisizione della Deutsche Borse di Francoforte); Deutsche Borse-Clearstream, dal 2000 una multinazionale tedesca di servizi finanziari con base in Lussemburgo, che secondo il suo Ceo, Reto Francioni, intende diventare “il centro finanziario europeo in Cina” oltre a consolidare le proprie attività in Europa orientale e in Medio Oriente.


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