BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RETROSCENA/ Italia, la "spartizione" dei poteri forti che porta Prodi al Quirinale

Romano Prodi (Infophoto) Romano Prodi (Infophoto)

Una cosa è certa, i mercati finanziari viaggiano su canali e velocità diverse dalla politica. Matteo Renzi sembra saperlo e ciò spiegherebbe l’accelerazione decisionista di questi giorni: il riferimento all’uscita dalla “palude” significa aver scelto di far “correre” la politica italiana più veloce di quella europea, e quindi delle reazioni dei mercati finanziari. “Il tempo è poco”, e maggio si avvicina.

Sarebbe interessante capire se la fine del governo di Enrico Letta si debba cercare tra i sostenitori di Matteo Renzi per il posto di primo ministro e di Romano Prodi per quello di presidente della Repubblica, invece che nelle combriccole squattrinate nazionali. La scelta di sostituire il governo Letta, piuttosto che a “smisurate ambizioni” nazionali potrebbe rispondere a filiere di interessi euratlantici ed eurasiatici. La doppietta Renzi-Prodi soddisferebbe entrambi.

Se così fosse si dovrebbe inserire questo scenario nel quadro più ampio dei dissapori tra Usa e Germania, particolarmente in merito alle politiche di rilancio dell’economia. Mentre alacremente si firmano capitoli del documento Ttip (Transatlantic Trade and Investement Partnership) sia a livello (segreto) dell’Ue, sia a livelli nazionali, il presidente Obama in visita in Europa a fine marzo ha bisogno di tornare a casa con qualcosa di concreto. Oltre alle firme in calce al trattato di libero scambio, quel che interessa di più è il consolidamento dei valori borsistici dell’Ice-Nyse-Euronext a sostegno della “ripresa” economica americana e il mantenimento del cambio valutario favorevole alle esportazioni in dollari. Come abbiamo visto sopra, Londra ha interesse a che la cosa passi in modo da recuperare tutto il lucrativo mercato europeo dei derivati. La Germania, con la decisione sull’Omt, ha dato il segnale di essere aperta a trovare un compromesso utile per tutti.

Se questo scenario troverà conferme nei prossimi giorni, resta comunque da chiarire quale sia stato e qual è il ruolo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Certo è che se un peso massimo del giornalismo anglo-americano, Alain Friedman, è intervenuto proprio in questi giorni negli affari italiani non è casuale. Elkann e Marchionne lo avevano già capito e così prudentemente hanno deciso di migrare in “giurisdizioni” più favorevoli ai loro interessi, con buona pace della Cgil, della Fiom, del Pd e del governo italiano.

Un dubbio mi perseguita: Matteo Renzi è consapevole delle conseguenze di quel che sta facendo? Invece, sono quasi certo che il maltrattato Enrico Letta si sia già amaramente pentito di aver dichiarato la sua contrarietà alla creazione della “bad bank” come era stato richiesto dai poteri forti di Londra. Una svista o un errore patriottico? Ah, saperlo!

© Riproduzione Riservata.