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RETROSCENA/ Italia, la "spartizione" dei poteri forti che porta Prodi al Quirinale

Pubblicazione:domenica 16 febbraio 2014

Romano Prodi (Infophoto) Romano Prodi (Infophoto)

Il 7 febbraio 2014 la Corte costituzionale tedesca (Bundesverfassungsgericht) di Karlsruhe ha deciso di deferire alla Corte europea di giustizia il controverso caso di un ricorso sull’ammissibilità costituzionale del programma Omt della Banca centrale europea. Il ricorso non è stato presentato dal Parlamento tedesco (Bundestag), com’era avvenuto in precedenza per altri strumenti legislativi sovranazionali in materia monetaria e fiscale (Esm; Efsf; Fiscal compact), ma da un gruppo di soggetti privati che chiedevano alla corte di decidere se l’Omt costituisse “una significativa trasgressione strutturale del potere” in violazione dei Trattati europei.

La decisione della Corte tedesca è complessa sul piano giuridico, ma ancor più su quello politico. Infatti, la corte scrive che l’Omt “avendo come obiettivo la neutralizzazione degli spread, è un atto di politica economica” che rivolgendosi a “specifici stati membri dell’eurozona” crea una distorsione del mercato. La Corte, riconoscendo che l’Omt è uno strumento “economico” più che “monetario”, esplicita il significato delle parole di Mario Draghi, governatore della Bce, che aveva annunciato ai mercati la sua intenzione di difendere l’euro “whatever it takes”. Benché l’Omt non sia stato ancora utilizzato, le sole parole di Draghi sono state sufficienti per mandare il messaggio politico ai mercati, e gli spread sono rapidamente scesi.

Infatti, diversamente dagli altri strumenti “di salvataggio” (Esm; Efsf), l’Omt [1] interverrebbe ex ante con un bailout dei governi interessati, a prescindere dall’imposizione delle riforme strutturali. Sulla valenza politica dell’Omt, la Corte ha argomentato che non avendo ricevuto obiezioni politiche da parte del Bundestag al tempo della discussione sull’Omt significa che il principio politico era accettato. Inoltre, la Corte specifica che nulla osta tra le prerogative del Bundestag di intervenire qualora vi fosse richiesta di attivazione dell’Omt, suggerendo che siano utilizzati altri strumenti “di salvataggio” più idonei. Tuttavia, pur avendo garantito la sovranità del Volk tedesco attraverso il Bundestag, resta invece possibile la violazione dell’articolo 123 del Trattato di Lisbona (Tfeu). Quest’ultima questione deve essere decisa dalla Corte europea di giustizia.

La decisione della Corte tedesca deve essere vista come un riconoscimento dell’ammissibilità del ricorso, ma allo stesso tempo, per motivi politici legati all’imminenza delle elezioni europee, come la volontà di mantenere in un limbo l’Omt fino a quando la giustizia europea non si sarà pronunciata. Ciò significa un’attesa di circa un anno e mezzo, e in ogni caso sarà possibile fare appello alla decisione della Corte europea. Con questa mossa la Germania ha mostrato che riconosce la superiorità dell’Ue, solo per la parte giurisdizionale, e che finché vorrà riuscirà a bloccare l’uso dell’Omt. Non c’è che dire, brava Deutschland!

 

[1] Sui programmi europei di “salvataggio” in materia monetaria: Omt, Esm e Efsf. Il programma Omt (Outright Monetary Transactions) nasce come meccanismo autonomo della Banca Centrale Europea (Bce) per “l’acquisto illimitato di obbligazioni sovrane”, cioè degli Stati, sul mercato secondario, se un governo ne faccia richiesta. L’Omt è quindi un “bazooka” della Bce per “ammazzare” gli speculatori, ma non è un meccanismo per iniettare liquidità nel mercato. L’Omt è stato adottato nell’agosto 2012 senza unanimità dei membri del Consiglio della Bce, anzi con l’espresso voto contrario dell’allora presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e dell’allora ministro tedesco dell’economia, Philipp Roesler, che erano preoccupati della possibilità che “l’aiuto fosse fornito senza precise garanzie in merito alle riforme strutturali del Paese che le richiedesse”. L’Omt si aggiunge ai programmi “di salvataggio” stabiliti da specifici trattati di diritto internazionale equiparati al diritto europeo che hanno creato i meccanismi European Stability Mechanism (Esm) e European Financial Stability Facility (Efsf) che sono specificatamente soggetti a condizionalità, cioè all’intervento della Troika (Fmi-Bce-Commissione europea).


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