BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PRIVATIZZAZIONI/ Le nomine che porteranno Renzi al rinvio

Pubblicazione:lunedì 17 febbraio 2014

Infophoto Infophoto

Che fine sta facendo il programma di privatizzazioni delineato lo scorso novembre dal Governo Letta? Era un programma timido che avrebbe dovuto fare entrare nelle casse dello stato tra i 10 e i 12 miliardi di euro, di cui la metà sarebbe stata destinata a ridurre lo stock di debito pubblico e l’altra metà a ricapitalizzare la Cassa depositi e prestiti. Pochi giorni dopo l’annuncio del Governo, il 12 dicembre 2013, è stato presentato un documento frutto del lavoro congiunto di due centri di analisi, l’Istituto Bruno Leoni e l’Associazione Glocus. Secondo questo documento, unicamente le cessioni di quote in società a partecipazione statale avrebbe potuto rendere tra i 18 e i 55 miliardi, a cui poterne aggiungere almeno altrettanti di cessioni demaniali e immobiliari. I due centri di ricerca delineavano anche una road map per raggiungere tali obiettivi. Di tale road map non è stato fatto nulla.

Il 12 febbraio, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, sul punto quasi di lasciare il dicastero, stimava in 8-9 miliardi i ricavi possibili da privatizzazioni nel 2014. Nelle 57 pagine del documento Impegno Italia, presentato sempre il 12 febbraio, alle privatizzazioni è dedicato un cenno fugace (senza quantizzazioni) al par. 31. Ciò vuole dire che nell’arco di meno di due mesi, le privatizzazioni si sono “rimpicciolite”.

Se ne è soprattutto ridotta la sfera di azione. Riprendendo la documentazione diffusa a fine novembre, il programma sarebbe dovuto decollare con la cessione delle partecipazioni di controllo di Sace e Grandi Stazioni (partecipata, a sua volta, al 59,99% dalle Ferrovie dello Stato), seguite da quote non di maggioranza di Enav, Stm, Fincantieri e Cdp Reti. Inoltre, si sarebbe ceduto un pacchetto del 3% di Eni - “ci consente di mobilizzare 2 miliardi senza scendere sotto il 30% e senza dunque perdere il controllo della società”, è stato detto il 21 novembre. In “secondo turno” si sarebbe messo mano a Poste e Fs. La via più probabile da percorrere, in questo caso, sarebbe stata la quotazione in Borsa delle società o soltanto di una parte, che nel caso di Fs sarebbe il Frecciarossa, ovvero l’alta velocità.

Secondo le dichiarazioni del 12 febbraio - Impegno Italia, come si è detto, è muto in materia -, l’attenzione sembra essere solo su Poste ed Enav. La “privatizzazione” verrebbe effettuata non tramite la strada principe della quotazione in Borsa, ma attraverso la cessione di quote ai dipendenti (i cui rappresentanti entrerebbero negli organi di gestione), secondo uno schema tipico del “capitalismo renano” un tempo molto caro a Romano Prodi.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
17/02/2014 - domanda semplice (Diego Perna)

Con il Fiscal compact saremo costretti a ridurre di 50 Mld l' anno il debito pubblico, cosa credo non sará possibile fare. Sono cifre che non si sa quasi quanti sono gli zeri per scriverli, e noi continuiamo invece a discutere su privatizzazioni che, una tantum, daranno un gettito molto inferiore a quanto servirebbe anno x anno per i prossimi decenni. Si parla di tanti problemi tranne di quelli veri, in politica ad esempio é normale, si cambiano i premier, si fanno nuovi partiti, vedi Ncd, isi scrivono tantissimi articoli, ecc. Ma nessuno affronta realmente ció che sarebbe necessario. Secondo voi, sino a quando puó durare una farsa simile?